Amal Fathy: un tribunale del Cairo ha disposto la fine della detenzione preventiva - Amnesty International Italia

Amal Fathy: un tribunale del Cairo ha disposto la fine della detenzione preventiva

19 dicembre 2018

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Un tribunale del Cairo ha disposto la fine della detenzione preventiva di Amal Fathy.

Era stata arrestata in modo arbitrario l’11 maggio per aver pubblicato su Facebook un video in cui raccontava la sua esperienza di vittima di molestie sessuali e criticava le autorità egiziane per la mancata protezione delle donne.

Il 20 settembre è stata condannata a due anni di carcere e al pagamento di una multa di 10.000 sterline egiziane (490 euro). La cauzione per sospendere la sentenza è stata fissata a 20.000 sterline egiziane (980 euro).

La decisione di rilasciare con la condizionale Amal Fathy – ha dichiarato in una nota ufficiale Najia Bounaim, direttrice delle campagne di Amnesty International sull’Africa del Nord –, che ha ingiustamente trascorso gli ultimi sette mesi dietro le sbarre, fa intravedere la speranza che la sua agonia carceraria possa terminare presto. Le autorità egiziane devono rispettare la decisione del tribunale e assicurare che Amal Fathy sia immediatamente rilasciata e possa riunirsi con la sua famiglia“.

Amal Fathy dovrà presentarsi diverse volte in una stazione di polizia, in attesa della nuova udienza prevista il 26 dicembre. La sentenza del processo di appello è prevista per il 30 dicembre.

La libertà condizionata non è comunque abbastanza – ha aggiunto Bounaim –. Amal Fathy è perseguitata solo per aver denunciato in modo pacifico le molestie sessuali. Nei suoi confronti c’è dunque un’evidente violazione del diritto alla libertà d’espressione, protetto dagli obblighi internazionali dell’Egitto e dalla stessa Costituzione del paese“.

Amal Fathy è la moglie di Mohamed Lotfy, direttore della Commissione egiziana per i diritti e la libertà, l’organizzazione non governativa egiziana che – nonostante arresti e intimidazioni – ha da subito fornito consulenza legale alla famiglia di Giulio Regeni.