Amnesty International a Davos: nella crisi economica, i leader mondiali proteggono gli affari e non i diritti - Amnesty International Italia

Amnesty International a Davos: nella crisi economica, i leader mondiali proteggono gli affari e non i diritti

27 gennaio 2012

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L’assenza di una regolamentazione efficace delle attività economiche sta avendo un impatto devastante sui diritti delle persone più vulnerabili delle società colpite dalla crisi. È questo il messaggio che Amnesty International manda al Forum economico mondiale di Davos.

La crisi economica e il modo in cui i governi hanno deciso di affrontarla pongono a rischio i diritti delle persone in molti paese. Davos non può permettersi di essere un circolo auto celebrativo dei ricchi e dei potenti. Dobbiamo cogliere questa opportunità per mettere in discussione l’ortodossia delle politiche in corso e assicurare che i governi vengano incontro alle loro responsabilità‘ – ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

Politiche governative basate sulla deregolamentazione e sulla limitatezza dei controlli hanno permesso lo sviluppo di cattive pratiche aziendali. Nel perseguire i loro profitti, le istituzioni finanziarie hanno ottenuto via libera per creare sistemi che espongono i gruppi più vulnerabili allo sfruttamento, mentre l’appetito delle aziende prende il sopravvento sulla trasparenza e il dovere di rispondere del loro comportamento.

‘La maggior parte dei governi non vede il collegamento tra i sistemi finanziari, le politiche economiche e i diritti umani. Ma ovunque vai, oggi puoi incontrare persone che hanno perso il lavoro e la casa e lottano strenuamente persino per trovare da mangiare. Non puoi non accorgerti dell’impatto che hanno sui diritti fondamentali delle persone‘ – ha accusato Shetty.

Invece di assicurare che le loro politiche proteggano i diritti umani, i governi stanno riproponendo soluzioni vecchie e di comodo che bloccheranno generazioni di persone nell’ineguaglianza. Questa è una crisi prodotta dall’uomo e le soluzioni offerte dai leader mondiali rischiano di riprodurre i grossi fallimenti del passato‘ – ha proseguito Shetty.

I governi hanno l’obbligo legale di considerare l’impatto sui diritti umani delle loro politiche e dei loro programmi. Ma quello che accade nella realtà è che molti governi non eseguono neanche la più rudimentale delle analisi.

Si stima che 50 milioni di persone nel mondo siano finite nella povertà a causa dell’attuale crisi e che alla fine del 2011 altri 64 milioni di abitanti del pianeta fossero a rischio di finirvi.

I governi fanno registrare una sistematica mancanza di regolamentazione delle attività delle aziende, dando credito alle false promesse di autoregolamentazione e creando in questo modo un ambiente tossico che sta dando segni di ebollizione, visibili nelle strade in cui le persone chiedono la fine della corruzione, della brama delle aziende e dell’ingiustizia.

Ancora una volta, il fallimento delle aziende di autoregolamentarsi ha dato il via a un catalogo incredibile di violazioni, comportamenti privi di etica e corruzione. Se una sola cosa questa crisi dovesse dimostrare, è quanto i cattivi comportamenti possono andare avanti senza un’efficace supervisione‘ – ha proseguito Shetty.

Proteste, manifestazioni e rivolte sociali sono il modo con cui in ogni parte del mondo si esprime lo scontento nei confronti dei governi e delle aziende. I governi hanno reagito in vari modi, ma in numerosi casi hanno mostrato di essere più interessati a porre termine alle proteste, a qualunque costo, piuttosto che a prendere in considerazione i temi che le avevano generate.

Paese dopo paese, l’operato dei governi sta ponendo sulle spalle delle persone comuni il fardello della crisi. Ma le persone si stanno unendo nelle proteste, chiedono sempre di più che i governi rispondano dei loro comportamenti e attuino politiche che regolamentino in modo effettivo gli affari, rispettino i diritti umani e diano accesso alla giustizia alle persone i cui diritti sono stati violati‘- ha sottolineato Shetty.

Se vogliono legittimamente rivendicare il loro ruolo di leader, i governi devono garantire che la risposta alle proteste rispetti i diritti umani e prenda in considerazione i problemi sollevati dai manifestanti.

Il mondo degli affari e i leader politici devono riconoscere che è necessario un approccio nuovo, equo e inclusivo. Invece di acuire il divario tra i ricchi e i poveri, devono adottare strategie di crescita che affrontino questo divario. Devono porre i diritti delle persone al centro di ogni soluzione, altrimenti le proteste sociali scoppiate recentemente nel mondo potranno essere solo l’inizio‘ – ha concluso Shetty.