Amnesty International al ministro Orlando: no all'estradizione dell'avvocato algerino Rachid Mesli - Amnesty International Italia

Amnesty International al ministro Orlando: no all’estradizione dell’avvocato algerino Rachid Mesli

31 agosto 2015

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I direttori generali di Amnesty International Italia e Svizzera, Gianni Rufini e Manon Schick, hanno scritto oggi al ministro della Giustizia Andrea Orlando chiedendo che l’avvocato algerino Rachid Mesli, attualmente in Italia, non sia estradato verso l’Algeria.

Rachid Mesli è stato fermato lo scorso 19 agosto al valico frontaliero del San Bernardo, in Valle d’Aosta, all’ingresso in Italia per motivi turistici. Il fermo è stato eseguito sulla base di un mandato d’arresto internazionale emesso dall’Algeria nel 2002.

Inizialmente detenuto presso la casa circondariale di Brissogne (Aosta), l’avvocato è stato rilasciato il 22 agosto, pur mantenendosi nei suoi confronti una misura limitativa della libertà di movimento tuttora pendente. Rachid Mesli ha lavorato in Algeria come avvocato e difensore dei diritti umani per molti anni, anche durante il conflitto interno degli anni Novanta. Come conseguenza del suo lavoro in difesa di vittime di violazioni dei diritti umani, nel 1996 Rachid Mesli fu accusato dalle autorità algerine di aver “incoraggiato il terrorismo” e condannato a tre anni di prigione a seguito di un processo gravemente iniquo. Amnesty International lo dichiarò prigioniero di coscienza.

Dopo il rilascio, nel luglio 1999, Rachid Mesli continuò a occuparsi di diritti umani fino a quando, a seguito di ulteriori minacce, fu costretto a lasciare l’Algeria.  Ottenne asilo politico in Svizzera il 17 novembre 2000.
In Svizzera, Rachid Mesli ha continuato il proprio impegno di difensore dei diritti umani. Attualmente è il direttore per gli affari legali dell’organizzazione non governativa AlKarama, che ha contribuito a fondare nel 2005.

Nel 2009 ha rinunciato allo status di rifugiato, avendo acquisito la cittadinanza francese.
Nel 2002 le autorità algerine lo hanno nuovamente incriminato, con l’accusa di appartenere a un gruppo terroristico operante all’estero, e lo hanno condannato in contumacia a 20 anni di carcere, sulla base di “confessioni” rilasciate da due detenuti che sarebbero stati sottoposti a tortura e spinti dalle autorità algerine ad indicare di avere avuto contatti con un gruppo armato e con lo stesso Rachid Mesli.

È sulla base di tale ordine di cattura internazionale che Rachid Mesli è stato fermato in Italia lo scorso 19 agosto.
Amnesty International ritiene che, se estradato, Rachid Mesli rischierebbe di subire gravi violazioni dei diritti umani, come la tortura.

Per questi motivi, nella lettera al ministro Orlando i direttori generali di Amnesty International Italia e Svizzera hanno richiamato la necessità che le autorità italiane agiscano in conformità con gli obblighi stabiliti dall’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, dall’articolo 3 della Convenzione Onu contro la tortura e dall’articolo 7 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, e dunque non estradino Rachid Mesli in Algeria.