Amnesty International al Pride di Torino - Amnesty International Italia

Amnesty International al Pride di Torino

14 giugno 2006

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Amnesty International partecipa al Pride di Torino

CS61-2006: 15/06/ 2006

Anche quest’anno la Sezione Italiana di Amnesty International ha aderito alle manifestazioni organizzate a livello nazionale per il Pride, che si concluderà con la sfilata di Torino, sabato 17 giugno, a cui l’associazione prenderà parte con lo striscione ‘Libere e liberi di essere’. L’appuntamento, per coloro che vorranno sfilare insieme ad Amnesty International, è alle ore 16.00 presso il monumento di piazza Statuto.

Il Pride rappresenta un’importante occasione per informare sulle violazioni dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender e per promuovere la campagna di Amnesty International sugli Usa, ‘Stonewalled’.

Sono circa 70 i paesi che considerano l’omosessualità come un reato e, tra questi, almeno quattro, Iran, Sudan, Mauritania, Arabia Saudita, la puniscono con la pena di morte. In molti altri paesi le condanne per reati legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere assumono i toni di punizioni crudeli, inumane e degradanti: vere e proprie torture, spesso a seguito di detenzioni arbitrarie. Quando non è lo Stato a violare i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender, è la comunità di appartenenza a emarginare o colpire con violenza le persone che decidono di amare persone del loro stesso sesso o che manifestano un’dentità di genere dissimile da quella biologica.

Il presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, che parteciperà al Pride, ha dichiarato: ‘L’orientamento sessuale e l’identità di genere fanno parte dei caratteri fondamentali dell’identità umana. È per questo che Amnesty International ha deciso di denunciare e contrastare le violazioni dei diritti umani di lesbiche, gay, bisessuali e transgender e affermare che i diritti delle persone Lgbt non sono diversi da quelli degli altri individui: il diritto a realizzarsi compiutamente, all’incolumità fisica, alla privacy, alla liberta di associazione, il diritto di espressione… Diritti che purtroppo ancora oggi in molte parti del mondo vengono negati dai governi e dall’opinione pubblica, in nome di presunti principi religiosi, culturali, morali o di salute pubblica.’

La campagna ‘Stonewalled’
Sono passati 37 anni dalla rivolta di Stonewall. La notte del 28 giugno 1969, all’ennesima irruzione della polizia nello Stonewall Inn, un popolare bar gay nel West Village a New York, i clienti risposero con la ribellione. La rivolta del Greenwich Village rappresentò un atto di difesa contro gli abusi e la repressione, nonché un fatto storico che segnò la nascita dei movimenti per il rispetto dei diritti delle persone Lgbt.
Da quella notte del giugno 1969, il movimento Lgbt statunitense ha fatto significativi passi avanti, anche nei confronti degli abusi perpetrati dalle forze di polizia e dall’autorità giudiziaria. Il movimento è cresciuto in tutto il paese e la comunità Lgbt è riuscita più spesso a chiamare a rendere conto del proprio operato i dipartimenti di polizia, grazie anche all’entrata in vigore di una legislazione anti-discriminazione a livello locale e alle attività di formazione nei confronti degli agenti delle forze dell’ordine.
Eppure tali risultati non sono bastati per cancellare la macchia del comportamento illecito da parte della polizia. Un rapporto pubblicato da Amnesty International nel marzo 2006 denuncia un ricorrente modello di comportamento illecito e brutalità della polizia nei confronti di persone Lgbt, comprendente abusi che in alcuni casi sono equiparabili a maltrattamenti e torture.

Dal rapporto emerge chiaramente che negli Stati Uniti le persone Lgbt continuano a essere prese di mira da parte della polizia sulla base del loro reale o percepito orientamento sessuale o della loro identità di genere. Inoltre, il rapporto mette in evidenza come, all’interno della comunità Lgbt, le persone transgender, le persone di colore, i giovani, gli immigrati, i senza tetto e chi esercita la prostituzione corrono un rischio maggiore di abuso e comportamento illecito da parte della polizia. Le ricerche effettuate da Amnesty International confermano come questi gruppi finiscano per essere presi di mira sulla base dell’identità e abbiano maggiori probabilità di sperimentare interazioni negative con la polizia.

La ricerca di Amnesty International si concentra su quattro città tra loro molto eterogenee: Chicago (Illinois), Los Angeles (California), New York (New York), e San Antonio (Texas). Tutte hanno una storia ben documentata di brutalità e di comportamenti scorretti da parte della polizia, e ognuna di esse ha intrapreso almeno qualche passo per affrontare tali violazioni dei diritti umani. Esse offrono dunque uno spaccato dei progressi compiuti e delle sfide ancora da affrontare.

FINE DEL COMUNICATO                                                  Roma, 15 giugno 2006

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