Aggiornamento 11/05/2025 – La Premio Nobel per la pace 2023 Narges Mohammadi è stata scarcerata su cauzione con pena sospesa e finalmente ricoverata a Teheran. Continuiamo a chiedere l’annullamento di tutte le accuse nei suoi confronti!
Narges Mohammadi è una delle più importanti voci del dissenso dell’Iran, sostenitrice della campagna contro la pena di morte e vicepresidente del centro per i difensori dei diritti umani in Iran. Il 6 ottobre 2023 è stata insignita del Premio Nobel per la pace 2023 “per la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua lotta per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti”.
La sua più recente incarcerazione è iniziata il 12 dicembre 2025, quando è stata arrestata alla cerimonia commemorativa per un importante avvocato per i diritti umani. L’8 febbraio 2026 Narges Mohammadi è stata condannata a sei anni di carcere per “raduno e collusione contro la sicurezza nazionale” e a un ulteriore anno e mezzo per “propaganda contro il regime della Repubblica islamica”, seguiti da due anni di esilio interno nella città di Khusf e da due anni di divieto di espatrio.
Il 24 marzo, secondo quanto riferito da una fonte informata, Narges Mohammadi avrebbe avuto un infarto. Ciò nonostante, le è stato negato il trasferimento in ospedale insieme ad altre cure mediche necessarie. Da allora, la sua salute è rapidamente peggiorata e le autorità giudiziarie rifiutano di scarcerarla.
Da oltre 14 anni, Narges Mohammadi è stata più volte sottoposta a detenzione arbitraria, tortura e maltrattamenti. Ora si trova nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Zanjan, ma dovrebbe scontare un totale di oltre 20 anni di carcere, 154 frustate e altre sanzioni in otto processi distinti derivanti dal suo attivismo per i diritti umani.
Narges soffre di serie patologie cardiache e polmonari. La sua famiglia riferisce che i funzionari del carcere le hanno comunicato che “fonti di sicurezza superiori” stanno bloccando l’accesso alle cure mediche urgenti di cui ha bisogno.
Narges deve essere scarcerata immediatamente e senza condizioni. Firma l’appello!
Nell’ottobre 2023, un medico specialista ha prescritto 10 sedute di fisioterapia per alleviare il persistente dolore alla schiena di Narges Mohammadi; tuttavia, nessuna di queste sedute è stata erogata. Secondo quanto riferito dalla famiglia, il dolore alla schiena di Narges Mohammadi continua a essere intenso e debilitante.
A inizio luglio 2024 le è stata scoperta una massa benigna nel seno destro, che secondo le valutazioni mediche richiederebbe monitoraggio e cure costanti. Anche in questo caso le viene negata l’assistenza sanitaria di cui necessita.
Da fine agosto 2024, le autorità hanno impedito il trasferimento di Narges Mohammadi in un ospedale esterno al carcere per eseguire un’angiografia urgente, già notevolmente posticipata, per il suo cuore. Un’angiografia precedente, effettuata il 17 marzo 2024, aveva rivelato problemi all’arteria principale del cuore di Narges Mohammadi, dove nel 2021 era stato inserito uno stent, richiedendo un monitoraggio stretto e regolare. I medici avevano, infatti, raccomandato una nuova angiografia per fine agosto 2024. Tuttavia, fino ad ora, le autorità hanno intenzionalmente bloccato il trasferimento necessario per eseguire l’esame.
A metà ottobre 2024, un medico cardiologo, esterno al carcere, ha visitato Narges Mohammadi, dichiarando di voler fare una richiesta d’urgenza per il trasferimento in ospedale.
Il 4 dicembre 2024, l’avvocato di Narges Mohammadi, Mostafa Nili, ha scritto su X che Narges Mohammadi è stata scarcerata temporaneamente dal carcere, specificando che il procuratore di Teheran “ha sospeso l’esecuzione della sua pena per tre settimane” e che ciò è dovuto alle sue condizioni di salute dopo l’intervento chirurgico, avvenuto il 14 novembre 2024, per rimuovere un tumore dalla gamba. Secondo l’avvocato, il tumore è risultato benigno.
L’intervento è avvenuto in un ospedale fuori dal carcere e Narges Mohammadi è stata trasferita di nuovo in carcere il 16 novembre 2024 contro il parere del medico, prima di essersi completamente ristabilita e mentre era ancora molto sofferente. I medici avevano detto alla famiglia che aveva bisogno di almeno tre mesi per riprendersi dall’operazione.
La famiglia ha espresso gravi preoccupazioni per il fatto che Narges Mohammadi ha sofferto di “dolori atroci” per settimane dopo l’intervento chirurgico e che, nelle condizioni insalubri e sovraffollate della prigione, non potendo camminare né sedersi, Narges Mohammadi ha sviluppato piaghe da decubito e il suo dolore si è intensificato.
Prima del suo infarto, avvenuto il 24 marzo 2026, le autorità carcerarie di Zanjan avevano negato a Narges Mohammadi cure mediche adeguate, per dolori toracici persistenti, alterazioni della pressione sanguigna, forti mal di testa, nausea e vista sdoppiata, iniziati in seguito alle torture e altri maltrattamenti a cui l’avevano sottoposta dopo il suo arresto, avvenuto il 12 dicembre 2025. La sua famiglia e i suoi avvocati le hanno fatto visita il 28 aprile 2026 e hanno dichiarato che la sua salute è precaria e soffre di continui dolori al petto. Secondo una fonte informata, Narges Mohammadi ha perso anche 20 kg dal suo arresto e la perdita di peso è aumentata negli ultimi due mesi.
Nel 2012 Narges Mohammadi era stata condannata a sei anni di carcere, ma era stata presto rilasciata a causa delle sue condizioni di salute. Narges è stata nuovamente arrestata a maggio 2015 e condannata a dieci anni di carcere con l’accusa di “fondazione di un gruppo illegale”. Ha ricevuto anche una condanna a cinque anni per aver commesso “crimini contro la sicurezza nazionale” e un altro anno per “diffondere propaganda contro il sistema”. La corte aveva utilizzato come “prova” le interviste rilasciate da Narges ai media internazionali e l’incontro avvenuto a marzo 2014 con l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
A settembre 2016 la sezione 26 della Corte d’appello di Teheran ha confermato una condanna a 16 anni di reclusione nei suoi confronti con le accuse di: adesione al Centro dei difensori dei diritti umani, collusione contro la sicurezza nazionale e propaganda contro lo stato. La barbara condanna al carcere arriva dopo anni di persecuzioni intervallate da periodi intermittenti di detenzione, che hanno compromesso notevolmente la salute di Narges.
Il 24 dicembre 2019 alcuni ufficiali iraniani l’hanno sottoposta a maltrattamenti durante il trasferimento dalla prigione di Zanjan, secondo quanto scrive lei stessa in una lettera. Il trasferimento sembra essere stato una rappresaglia per il suo impegno in prigione a favore delle famiglie delle persone uccise durante le proteste del novembre 2019. Provata e in cattive condizioni di salute ma felice, finalmente la mattina dell’8 ottobre 2020 Narges Mohammadi aveva lasciato la prigione di Zanjan. La sua libertà è durata troppo poco.
È stata nuovamente arrestata il 16 novembre 2021, detenuta in condizioni crudeli e disumane presso il carcere di Evin, Teheran.
La sua più recente incarcerazione è iniziata il 12 dicembre 2025. È stata detenuta a Mashhad fino al 10 febbraio 2026, quando le autorità l’hanno improvvisamente trasferita nella prigione di Zanjan senza avvisare la sua famiglia o i suoi avvocati, dove è detenuta in una sezione per reati violenti. È stata arrestata mentre esercitava pacificamente i suoi diritti umani durante la cerimonia commemorativa dell’avvocato Khosrow Alikordi a Mashhad.
Capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei
c/o Ambasciata dell’Iran presso l’Unione Europea
Avenue Franklin Roosevelt n. 15
1050 Bruxelles
Belgio
Egregio signor Gholamhossein Mohseni Ejei,
le autorità iraniane, comprese le autorità giudiziarie e carcerarie, stanno sottoponendo Narges Mohammadi, 51 anni, difensora dei diritti umani in carcere e insignita del Premio Nobel per la pace 2023, a tortura e altri maltrattamenti. Hanno deliberatamente negato o, in alcuni casi, gravemente ritardato il suo accesso a cure sanitarie adeguate, anche per gravi patologie cardiache e polmonari, mettendo a grave rischio la sua salute. Il rifiuto delle cure mediche viene utilizzato come punizione per aver rifiutato di rispettare l’obbligo del velo durante i trasferimenti verso le strutture mediche. Le autorità iraniane continuano a rifiutare la sua scarcerazione e ad autorizzare il suo trasferimento per cure anche a seguito del parare rilasciato dal medico legale di Zanjan il 13 aprile 2026, nel quale si esprime per la sospensione temporanea della sua pena per un mese per motivi di salute.
Dal maggio 2021, le autorità iraniane hanno ingiustamente condannato Narges Mohammadi a un totale di oltre 20 anni di carcere, 154 frustate e altre sanzioni in otto processi distinti derivanti dal suo attivismo per i diritti umani, tra cui la difesa delle famiglie in cerca di verità e giustizia per i propri cari uccisi illegalmente dalle forze di sicurezza durante le proteste nazionali, la denuncia pubblica delle violenze sessuali contro le donne in carcere e il sostegno alla rivolta “Donna Vita Libertà”. Il 12 novembre 2023, Narges Mohammadi è stata convocata presso l’ufficio del procuratore in relazione a un nuovo processo, ma gli agenti penitenziari hanno rifiutato il suo trasferimento a meno che non si conformasse alle leggi discriminatorie sul velo obbligatorio, cosa che lei ha rifiutato.
Le chiedo di scarcerare immediatamente e incondizionatamente Narges Mohammadi, in quanto prigioniera di coscienza detenuta esclusivamente per il suo pacifico attivismo per i diritti umani, di annullare le sue condanne e sentenze ingiuste e di far cadere ogni nuova accusa contro di lei legata all’esercizio pacifico dei suoi diritti. In attesa del suo rilascio, di fornirle un’adeguata assistenza sanitaria specialistica, anche per le cure non disponibili in carcere, e di proteggerla da ulteriori torture e altri maltrattamenti.
Deve essere condotta un’indagine rapida, indipendente, efficace e imparziale sulle sue accuse di tortura e altri maltrattamenti e coloro che sono sospettati di responsabilità penale devono essere portati davanti alla giustizia in processi equi. Tutte le leggi sul velo obbligatorio devono essere abolite.
La ringrazio per l’attenzione.
Per oltre 15 anni, Narges Mohammadi ha dovuto affrontare rappresaglie da parte delle autorità iraniane per il suo lavoro a favore dei diritti umani.
Il 16 novembre 2021 è stata violentemente arrestata mentre partecipava a una cerimonia commemorativa a Karaj, nella provincia di Alborz, in occasione del secondo anniversario della morte di Ebrahim Ketabdar, ucciso dalle forze di sicurezza iraniane durante le proteste a livello nazionale nel novembre 2019.
Il giorno dopo il suo arresto le autorità l’hanno informata che avrebbe iniziato a scontare una pena detentiva di due anni e sei mesi e hanno anche minacciato di eseguire la sua condanna a 80 frustate immanentemente. Ha raccontato di essere stata tenuta in isolamento prolungato per 64 giorni nella sezione 209, durante il quale agenti del Ministero dell’Intelligence l’hanno sottoposta a tortura e altri maltrattamenti. Gli agenti hanno mantenuto le luci accese 24 ore al giorno; hanno limitato il suo accesso all’aria fresca e alla luce naturale a sole tre volte a settimana per 20 minuti e ogni volta ed è stata tenuta lontana dalle altre detenute.
Il 4 gennaio 2022, mentre era ancora in isolamento, Narges Mohammadi è stata portata davanti alla Sezione 26 del Tribunale rivoluzionario di Teheran per essere processata in un secondo caso. Questo processo è stato gravemente iniquo: è durato solo cinque minuti e le è stato negato l’accesso a un avvocato sia prima che durante il processo. Il 15 gennaio 2022 il Tribunale l’ha condannata a otto anni e due mesi di reclusione; due anni di “esilio” interno fuori della città di Teheran dove vive normalmente; un divieto di appartenenza per due anni a partiti, gruppi o collettivi politici e sociali; un divieto di due anni all’impegno nello spazio online, nei media e nella stampa e 74 frustate.
In un altro procedimento aperto contro di lei mentre era detenuta, nell’ottobre 2022, la sezione 26 del Tribunale rivoluzionario di Teheran l’ha processata per “diffusione di propaganda contro il sistema” e l’ha condannata a un ulteriore anno e tre mesi di reclusione, al divieto di lasciare il Paese per due anni, al divieto di aderire a partiti, gruppi o collettivi politici per due anni e a pulire i rifiuti in aree disabitate per quattro ore al giorno, tre giorni alla settimana, per tre mesi.
All’inizio di agosto 2023, la sezione 29 del Tribunale rivoluzionario di Teheran l’ha nuovamente condannata per “diffusione di propaganda contro il sistema” per i suoi scritti pubblici dall’interno del carcere che descrivevano le violenze sessuali contro le donne manifestanti detenute durante la rivolta “Donna Vita Libertà” e l’ha condannata a un’ulteriore pena detentiva di un anno.
In seguito al suo arresto arbitrario avvenuto il 12 dicembre 2025 a Mashhad, nella provincia di Razavi Khorasan, gli agenti l’hanno sottoposta a tortura e altri maltrattamenti, tra cui gravi percosse su tutto il corpo e sulla testa, per le quali ha avuto bisogno di cure mediche, secondo una fonte informata. Inoltre, durante gli interrogatori nel centro di detenzione di Mashhad, le autorità le hanno fatto pressioni affinché rilasciasse dichiarazioni pubbliche scritte in cui condannava la rivolta nazionale in Iran iniziata il 28 dicembre 2025.
Le persone in Iran, compresi i prigionieri e le prigioniere, sono rimaste intrappolate tra attacchi illegali statunitensi e israeliani e una repressione interna mortale. Tra il 28 febbraio e il 7 aprile 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno effettuato decine di migliaia di attacchi aerei contro obiettivi in tutto l’Iran causando gravi danni alla popolazione civile. Durante gli attacchi, i prigionieri e le prigioniere, le famiglie, i difensori e le difensore dei diritti umani hanno riferito ad Amnesty International che si sono verificate esplosioni in numerose prigioni, incluso il carcere di Zanjan. Sia durante gli attacchi che dopo il fragile cessate il fuoco annunciato il 7 aprile 2026, hanno continuato a segnalare la carenza di cibo, acqua potabile e prodotti igienico-sanitari all’interno delle prigioni. Questi attacchi sono iniziati mentre la popolazione iraniana era ancora sconvolta dai massacri senza precedenti di migliaia di manifestanti durante la rivolta del gennaio 2026.
In questo contesto, si sono moltiplicati i rischi di crimini atroci contro la popolazione iraniana, perpetrati dalle autorità interne al paese e da attacchi esterni delle forze statunitensi e israeliane.