Buona notizia! – Nel mese di giugno 2026, in seguito alla procedura di infrazione avviata ad aprile dalla Commissione europea nei confronti dell’Ungheria, con la quale afferma che la cosiddetta “Legge anti-propaganda” stigmatizza e discrimina le persone lgbtqia+, la procura ha ritirato le accuse nei confronti di Géza Buzás-Hábel che rischiava fino a un anno di carcere per aver organizzato il Pécs Pride 2025.
Aggiornamento – Il 9 febbraio 2026 la procura distrettuale di Pécs ha incriminato Géza Buzás-Hábel per il reato di “organizzazione di un raduno vietato”, che potrebbe costargli fino a un anno di carcere. Continuiamo a chiedere l’annullamento delle accuse.
Il Pécs Pride è l’unico evento per rivendicare l’orgoglio lgbtqia+ fuori dalla capitale Budapest ed è noto per essere inclusivo, pacifico e incentrato sulla comunità. Géza Buzás-Hábel è uno degli organizzatori della parata del 2025 che si è svolta il 4 ottobre nonostante il divieto imposto in base alla nuova legge ungherese anti-Pride.
Géza Buzás-Hábel è un rom gay, insegnante e difensore dei diritti umani originario di Pécs. Insegna lingua e cultura romaní e forma educatori e educatrici. Ora rischia di essere formalmente incriminato e condannato a una pena detentiva fino a un anno per aver esercitato i suoi diritti fondamentali. L’indagine nei suoi confronti rappresenta una limitazione dei diritti alla libertà di riunione pacifica, alla libertà di espressione e alla non discriminazione, tutti tutelati dal diritto internazionale ed europeo dei diritti umani.
Questo è l’ennesimo passo avanti nella criminalizzazione dell’espressione e dell’attivismo delle persone lgbtqia+ in Ungheria. Chiediamo al pubblico ministero capo di Pécs di annullare tutte le accuse nei confronti di Géza e di non intraprendere azioni penali contro chi esercita pacificamente i propri diritti umani.
Procura distrettuale di Pécs
Dr. István Takács, pubblico ministero capo
Indirizzo postale: 7621 Pécs, Jókai utca 26., Ungheria
Email: pecs@mku.hu
Egregio Pubblico ministero,
le scrivo per esprimere profonda preoccupazione riguardo alla procedura penale in corso nei confronti di Géza Buzás-Hábel in relazione all’organizzazione del Pécs Pride del 4 ottobre 2025. Invece di concludere che l’organizzazione di un Pride non dovrebbe costituire un reato e di archiviare il caso contro Géza Buzás-Hábel, il Suo ufficio si è rivolto al Tribunale distrettuale di Pécs chiedendo l’avvio di un procedimento penale nei suoi confronti. Se il caso dovesse arrivare a processo e Géza Buzás-Hábel fosse riconosciuto colpevole e condannato, potrebbe rischiare fino a un anno di reclusione.
La decisione della polizia riguardante il Pécs Pride, che di fatto è stato dichiarato “un’assemblea vietata” nel settembre 2025, è stata arbitraria e discriminatoria, basata unicamente sulla legge “anti-Pride” entrata in vigore nell’aprile 2025. Questo divieto e la legge stessa sono stati ampiamente criticati da organizzazioni europee e internazionali in quanto regressivi, discriminatori e in violazione degli standard sui diritti umani. L’organizzazione di un’assemblea pacifica a sostegno dell’uguaglianza, dei diritti umani e della memoria, come il Pécs Pride, è un’attività protetta dai diritti alla libertà di riunione pacifica, alla libertà di espressione e alla non discriminazione, sanciti da standard europei e internazionali che per l’Ungheria sono vincolanti.
La comunità internazionale sta seguendo con grande attenzione la situazione di Géza Buzás-Hábel, che rappresenta un’allarmante escalation nella criminalizzazione dell’espressione e delle assemblee pacifiche delle persone LGBTI+ in Ungheria.
Organizzare una parata Pride è un atto di coraggio, solidarietà e speranza. Lei ha l’autorità per ribadire che le assemblee pacifiche devono essere protette.
Perseguire penalmente Géza Buzás-Hábel costituirebbe una violazione dei suoi diritti, inclusi quelli alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di espressione. La esorto, dunque, a porre immediatamente fine al procedimento nei suoi confronti.
Distinti saluti
Il 4 settembre 2025 Géza ha notificato alla polizia locale l’intenzione di organizzare la quinta edizione del Pécs Pride, prevista per il 4 ottobre. Il giorno seguente, la polizia ha emesso un divieto preventivo, sostenendo che l’evento avrebbe esposto i minori a contenuti vietati, in quanto sosteneva il matrimonio egualitario, il riconoscimento legale dell’identità di genere per le persone transgender e la commemorazione delle vittime lgbtqia+ dell’Olocausto. Géza ha presentato ricorso ma la Kúria, la corte suprema ungherese, ha respinto l’impugnazione. Nonostante il divieto, il Pécs Pride si è svolto il 4 ottobre senza che la polizia sia intervenuta.
Il 10 ottobre Géza ha ricevuto una convocazione ufficiale come persona sospettata di un reato penale. Secondo quanto riportato dalla stampa il 6 novembre, la polizia ha raccomandato la sua incriminazione. Secondo la legge ungherese, l’ufficio del pubblico ministero ha fino a un anno di tempo, prorogabile di ulteriori sei mesi, per archiviare il caso, sospenderlo o procedere con l’incriminazione. Il 13 novembre Amnesty International Ungheria ha contattato la procura, che il giorno successivo ha confermato di aver ricevuto il fascicolo e di essere in fase di valutazione. Non è stato chiarito se verranno presentate accuse formali.
Nel 2025, l’Ungheria ha intensificato le restrizioni contro i diritti delle persone lgbtqia+. La legge n. III del 2025, comunemente nota come legge anti-Pride, ha ampliato la cosiddetta “legge sulla propaganda” del 2021. Entrata in vigore ad aprile, la norma del 2025 vieta le manifestazioni ritenute in contrasto con la legge del 2021, che etichetta in modo fuorviante la visibilità lgbtqia+ come dannosa per le persone minorenni. La legge consente anche l’uso del riconoscimento facciale durante le manifestazioni e prevede multe fino a 200.000 fiorini per chi vi partecipa. Gli organizzatori di manifestazioni vietate rischiano accuse penali e fino a un anno di reclusione. Le autorità hanno utilizzato questa legge per vietare sia il Budapest Pride che il Pécs Pride. Nonostante ciò, entrambi gli eventi si sono svolti: al Budapest Pride hanno preso parte oltre 300.000 persone, al Pécs Pride circa 5.000.
La Convenzione europea dei diritti umani, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea stabiliscono chiaramente che vietare le marce del Pride e criminalizzare chi le organizza è incompatibile con la tutela dei diritti umani. L’Ungheria ha l’obbligo di rispettare gli obblighi che ne derivano.