Géza Buzás-Hábel, il coraggio di sfilare per i propri diritti

24 Luglio 2026

Judit Ruprech/Amnesty International Hungary

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“Organizzare il Pride è un atto di coraggio, solidarietà e speranza” – Géza Buzás-Hábel  

Diritti, resistenza e il futuro della comunità Lgbtqia+ in Ungheria

Géza Buzás-Hábel è un insegnante e difensore dei diritti umani originario di Pécs, Ungheria. Insegna lingua e cultura romaní e forma educatori ed educatrici. Per lui, prendere parte al Pride non è mai stato un gesto vuoto: è l’affermazione concreta di un’esistenza che lo stato vorrebbe invisibile. 

Il Pécs Pride è l’unico evento per rivendicare l’orgoglio Lgbtqia+ fuori dalla capitale Budapest ed è noto per essere inclusivo, pacifico e incentrato sulla comunità. Géza è uno degli organizzatori. Una scelta che, nell’Ungheria degli ultimi anni, è diventata un atto di resistenza. 

Un paese che arretra

Dal 2010 infatti in Ungheria i diritti e le libertà della comunità Lgbtqia+ sono stati progressivamente erosi da una serie di leggi e azioni governative restrittive. Uno dei provvedimenti legislativi più significativi è stata la cosiddetta “Legge sulla propaganda” del 2021, che limita fortemente la rappresentazione delle identità Lgbtqia+ nella vita pubblica, inclusi i materiali educativi, i media e la pubblicità, con il pretesto di proteggere le persone minorenni da contenuti ritenuti dannosi. 

Nel 2025 la stretta si è fatta ancora più dura. Il governo ungherese ha presentato e approvato con procedura d’urgenza, senza alcuna consultazione pubblica, la cosiddetta legge anti-Pride. Entrata in vigore il 15 aprile, tale legge consente alle autorità di vietare qualsiasi manifestazione che promuova i diritti Lgbtqia+, introduce severe sanzioni per chi organizza o partecipa alle manifestazioni Pride e aumenta i poteri di controllo delle autorità. 

Il Pride che non si ferma

Nonostante il divieto, Géza non si è tirato indietro. Il 4 settembre 2025 ha notificato alla polizia locale l’intenzione di organizzare la quinta edizione del Pécs Pride, prevista per il 4 ottobre. Il giorno seguente, la polizia ha emesso un divieto preventivo, sostenendo che l’evento avrebbe esposto i minori a contenuti vietati. 

Il Pécs Pride si è svolto lo stesso il 4 ottobre con circa 5.000 partecipanti. A Budapest, nello stesso periodo, oltre 300.000 persone hanno marciato nonostante l’identico divieto. Il coraggio di poche persone ha dato voce a centinaia di migliaia. 

La risposta delle autorità non si è fatta attendere. Il 28 ottobre Géza è stato interrogato dalla polizia in quanto “sospettato del reato di aver organizzato un’assemblea vietata”, rischiando di essere formalmente incriminato e condannato a una pena detentiva fino a un anno per aver esercitato i suoi diritti fondamentali. 

La risposta dell’Europa e di Amnesty International

La comunità internazionale non è rimasta a guardare. La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Ungheria, sfociata nel deferimento alla Corte di giustizia, con il sostegno di 16 stati membri e del Parlamento europeo. Il 5 giugno 2025 il parere dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea ha indicato che la legge interferisce con i diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tra cui il divieto di discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere, il rispetto della vita privata e familiare, la libertà di espressione e la dignità umana. 

Amnesty International ha ascoltato la storia di Géza, l’ha raccontata e l’ha portata oltre i confini ungheresi. Persone in tutto il mondo hanno firmato appelli in suo favore, chiedendo che le accuse contro di lui venissero annullate. 

La pressione ha dato i suoi frutti. Il 4 giugno 2026 la procura generale ungherese ha annullato le accuse nei confronti di Géza Buzás-Hábel che rischiava un anno di carcere per il reato di “organizzazione di un raduno vietato”. 

Una vittoria che non appartiene solo a lui. Il divieto era stato sfidato con successo da centinaia di migliaia di persone che avevano preso parte ai due Pride, e da un ricorso di quattro gruppi della società civile ungherese alla Corte europea dei diritti umani. 

La lotta continua. Ma oggi Géza è libero. E il Pride ha sfilato.