Arabia Saudita, condannato a morte dissidente sciita - Amnesty International Italia

Arabia Saudita, condannato a morte dissidente sciita

16 ottobre 2014

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Amnesty International ha definito spaventosa la condanna a morte inflitta il 15 ottobre 2014, al termine di un processo iniquo, allo sceicco Nimr Baqir al-Nimr, dissidente e importante figura del clero sciita, per ‘disubbidienza al re’, ‘incitamento alla lotta settaria’ e ‘incoraggiamento, direzione e partecipazione a manifestazioni’.

‘La condanna a morte dello sceicco al-Nimr rientra nella campagna ordinata dalle autorità saudite per stroncare ogni forma di dissenso, compreso quello di chi difende i diritti della comunità musulmana sciita’ – ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Mohamed al-Nimr, fratello dello sceicco, è stato arrestato in aula subito dopo il verdetto, a quanto sembra per aver diffuso la notizia via Twitter.

‘La scioccante condanna a morte dello sceicco al-Nimr e l’arresto di suo fratello mostrano fino a che punto l’Arabia Saudita è intenzionata ad andare avanti per impedire agli attivisti sciiti di difendere i loro diritti. Lo sceicco al-Nimr dev’essere rilasciato e le autorità saudite devono porre fine alla sistematica discriminazione di cui soffre la comunità sciita’ – ha aggiunto Boumedouha.

Lo sceicco al-Nimr, imam della moschea di al-Qatif, nell’est del paese, noto contestatore delle politiche discriminatorie nei confronti della minoranza sciita, era stato arrestato l’8 luglio 2012 in un’operazione delle forze di sicurezza nella quale egli era rimasto ferito.

Le accuse nei suoi confronti si sono basate su sermoni e interviste che Amnesty International ha esaminato per concludere che in nessuno di questi testi lo sceicco al-Nimr ha incitato alla violenza, limitandosi a esercitare il suo diritto alla libertà d’espressione. Altre incriminazioni, come quella di ‘disubbidienza al re’, non dovrebbero mai essere usate per colpire tale diritto. Le ulteriori accuse sono state formulate in modo vago al solo scopo di punire lo sceicco al-Nimr per le sue attività pacifiche.

‘Il processo si è svolto in modo irregolare. Non sono stati ammessi testimoni a discarico e l’avvocato dello sceicco al-Nimr non ha potuto assistere a parte delle udienze poiché non veniva informato della loro convocazione’ – ha sottolineato Boumedouha.

Durante i due anni di detenzione, gran parte dei quali trascorsa in isolamento negli ospedali militari e nel carcere di al-Ha’ir, lo sceicco al-Nimr ha subito maltrattamenti. Gli è stata negata la possibilità di un intervento chirurgico per rimuovere una pallottola dalla schiena e di ricevere cure mediche alla gamba destra, rimasta paralizzata dopo che era stata colpita al momento dell’arresto.

Nella Provincia orientale, dove vive la maggior parte della minoranza sciita, sono in corso dal 2011 proteste e manifestazioni di massa. La minoranza sciita è soggetta a discriminazione ed emarginazione nel campo dell’istruzione, dell’impiego nell’amministrazione statale, nell’edificazione dei luoghi di culto e nello svolgimento delle celebrazioni e dei riti sacri.

Nel maggio e giugno 2014 almeno cinque sciiti sono stati condannati a morte per reati legati al loro attivismo per i diritti degli sciiti: tra questi vi è il figlio dello sceicco al-Nimr, Ali, 17enne al momento dell’arresto e torturato per costringerlo a ‘confessare’.