Assalto globale alle Ong: l'Ungheria di Orbán | Amnesty International Italia

Assalto globale alle Ong: l’Ungheria di Orbán

26 febbraio 2019

@Amnesty

Tempo di lettura stimato: 3'

Nel mondo si moltiplicano gli attacchi dei governi alle Organizzazioni non governative (Ong). In un nostro report abbiamo documentato i tentativi, in almeno 50 stati, di silenziare queste organizzazioni.

Tra i casi più preoccupanti c’è quello dell’Ungheria. Il governo ungherese sta cercando di mettere a tacere la società civile. Tra le organizzazioni colpite la sezione ungherese di Amnesty International, l’Unione delle Libertà Civili e la Commissione Helsinki.

La guerra per “silenziare” le voci critiche

Nel 2017, l’Ungheria ha adottato la legge sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero, sulla falsariga della legge russa del 2012 sugli “agenti stranieri”.

La normativa ungherese impone alle organizzazioni della società civile che ricevano in forma diretta o indiretta finanziamenti dall’estero superiori a 7,2 milioni di fiorini ungheresi (25.629 dollari) in un anno fiscale, di registrarsi una seconda volta come “organizzazione civile finanziata dall’estero” e di inserire tale dicitura peggiorativa in tutte le loro pubblicazioni e nel loro sito Web.

La nuova legislazione ha aggiunto ulteriori requisiti rigorosi di comunicazione per chi riceve finanziamenti stranieri, tra cui l’obbligo di comunicare le donazioni di almeno 500.000 fiorini ungheresi (1.775 dollari) per ogni anno fiscale e di fornire i dati del donatore. Le organizzazioni inadempienti possono subire multe e, in casi estremi, la sospensione del diritto di operare nel paese.

La legge adombra che le Ong finanziate dall’esterno possano essere al servizio di “interessi stranieri” e che sia quindi necessario contrastare il riciclaggio di denaro e il terrorismo internazionale.

In realtà, questa misura punta a prendere di mira le Ong che promuovono il principio di legalità, la tutela dei diritti di rifugiati, migranti e altri gruppi emarginati e l’erogazione di servizi sociali e legali forniti in modo insufficiente dallo stato.

In Ungheria, dove la solidarietà è reato

In Ungheria, il cosiddetto pacchetto “Stop Soros” è stato convertito in leggi nel 2018.

Questo pacchetto è stato appositamente studiato per perseguire soggetti e organizzazioni che svolgono attività a sostegno dei rifugiati e dei migranti. Comprende emendamenti a nove leggi, comprese le disposizioni del codice penale, la legge sulla polizia, la legge in materia di asilo e le norme che regolano il controllo di frontiera.

La nuova norma prevede il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione illegale” e trova applicazione nei confronti di soggetti o associazioni accusati di essere impegnati in specifiche “attività organizzative” a favore di persone che richiedono asilo, nonché coloro che sono entrati irregolarmente in Ungheria e che stanno cercando di ottenere un permesso di soggiorno.

Attività come il controllo delle frontiere, la preparazione o la distribuzione di materiali informativi e la costituzione o l’attuazione di una rete a sostegno del favoreggiamento “dell’immigrazione illegale” comporta una sanzione penale fino a un anno di reclusione.

Oltre al pacchetto “Stop Soros”, nell’agosto 2018 è stata introdotta un’ulteriore legge che impone un’imposta disincentivante sui fondi esteri ricevuti dalle organizzazioni della società civile, la cosiddetta “tassa speciale sulla migrazione”.

La legge impone alle organizzazioni di pagare un’ulteriore imposta del 25 per cento sul finanziamento delle attività considerate “a sostegno della migrazione”, compresa la “realizzazione e la partecipazione a campagne mediatiche”, “realizzazione e attuazione di una rete”, “attività educative” e “attività propagandistiche che raffigurano la migrazione positivamente”.

La legge intenzionalmente formulata in maniera vaga è di fatto una tassa sulla libertà di espressione. Prepara la strada a indagini fiscali politicamente motivate delle Ong che compiono un’opera necessaria e legittima. La legislazione repressiva espone le Ong a sanzioni potenzialmente significative, compresa una sanzione del 50 per cento oltre alle imposte, che potrebbe compromettere la loro capacità d’azione nel paese.

Il governo ungherese contro Amnesty

Amnesty International Ungheria è stata scrupolosamente esaminata e criticata dai media filogovernativi ed è stata oggetto di campagne diffamatorie.

Ad aprile 2018, un settimanale filogovernativo ha pubblicato i nomi di oltre 200 persone accusate di appartenere a quello che il Primo Ministro, Victor Orbán, definisce “l’esercito mercenario di Soros” finanziato per far crollare il governo.

Nell’elenco sono presenti membri di Amnesty International, di Transparency International, attivisti di spicco della società civile, nonché i membri della Central European University.

A giugno 2018, un portavoce del partito al governo ha annunciato che Amnesty International Ungheria ha favorito l’immigrazione illegale con l’intenzione di inondare l’Europa e l’Ungheria di migranti. L’uomo ha incoraggiato i sostenitori del governo a combattere apertamente la nostra e altre organizzazioni che, secondo quanto da lui sostenuto, “minacciano la sicurezza dell’Ungheria” sostenendo la migrazione.

Il nostro futuro e quello di chi difende i diritti umani in Ungheria

La prima conseguenza di questo attacco nei confronti della nostra sezione in Ungheria è stata il blocco di alcune attività.

Molti membri dello staff hanno ottenuto una copertura mediatica negativa e sono stati oggetto di trolling, di abusi e di minacce di violenza online.

Alcune sedi si sono rifiutate di ospitare i nostri eventi e delle scuole si sono rifiutate di svolgere attività di educazione ai diritti umani per paura di ripercussioni.

Il report sull’assalto alle Ong

Gli attacchi alla società civile in Ungheria non sono un fenomeno isolato. Un crescente numero di governi sta ponendo irragionevoli ostacoli e limitazioni alle Ong, impedendo loro di portare avanti un lavoro fondamentale.

Scarica il report