Attivisti per i diritti umani perseguitati in Cina - Amnesty International Italia

Attivisti per i diritti umani perseguitati in Cina

18 ottobre 2010

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Il caso di Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace 2010, che sta scontando una condanna a 11 anni di carcere per ‘incitamento alla sovversione dei poteri dello stato’, non è purtroppo isolato. La persecuzione degli attivisti per i diritti umani in Cina è la regola. Più il movimento per i diritti umani cresce, più la repressione nei suoi confronti si fa dura, come nel caso di Liu Xianbin, Gao Zhisheng, Tan Zuoren, Hairat Niyaz e Dhondup Wangchen.

Liu Xianbin, attivista della provincia del Sichuan e promotore, insieme a Liu Xiaobo, del manifesto Carta 08, è in carcere dal 28 giugno 2010 in attesa di processo. Già condannato nel 1992 e nel 1999 per reati di opinione, rischia un’ulteriore verdetto.

Gao Zhisheng, avvocato della provincia dello Shaanxi, risulta scomparso dal 4 febbraio 2009. Avvocato di primo piano, è stato preso di mira nel 2005 per aver preso le difese degli aderenti al movimento Falun Gong e nel 2007 per essersi schierato contro lo svolgimento delle Olimpiadi  Pechino nel 2008.

Tan Zuoren, ambientalista della provincia del Sichuan, sta scontando una condanna a cinque anni di carcere per aver denunciato la corruzione e le violazioni delle norme di sicurezza nella costruzione delle scuole che si sbriciolarono durante il terremoto del 2008, che causò la morte di innumerevoli bambini.

Hairat Niyaz, giornalista della regione autonoma dello Xinjiang, è stato condannato nel luglio 2010 a 15 anni di carcere per ‘aver messo in pericolo la sicurezza dello stato’. Secondo il mandato d’arresto, eseguito nell’ottobre 2009, aveva ‘concesso troppe interviste’ sulle violazioni dei diritti umani ai danni della minoranza uigura.

Dhondup Wangchen, autore cinematografico della provincia del Qinghai, sta scontando una condanna a sei anni a carcere per ‘incitamento al separatismo’. Nel 2008, telecamera in spalla, aveva intervistato un centinaio di tibetani sulla situazione dei diritti umani nel Tibet. Ne era derivato un documentario, ‘Lasciando la paura alle spalle’, censurato dalle autorità di Pechino.