Aumenta la repressione contro i dissidenti in Cina - Amnesty International Italia

Aumenta la repressione contro i dissidenti in Cina

6 maggio 2011

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Amnesty International ha sollecitato le autorità cinesi a rendere noto il luogo di detenzione e lo status legale di un avvocato e di un giornalista di cui si sono perse le tracce nel corso degli ultimi giorni. L’organizzazione per i diritti umani si è detta fortemente preoccupata per l’aumento della repressione in corso in Cina nei confronti dei dissidenti e degli attivisti per i diritti umani.

Li Xiongbing, noto avvocato per i diritti umani di Pechino che aveva preso le difese di un’organizzazione non governativa che si occupa di prevenzione dell’Hiv/Aids, risulta scomparso dal 4 aprile, dopo aver ricevuto una telefonata da parte della polizia. Quel giorno ha fatto sapere alla moglie che sarebbe stato fuori per qualche giorno.

Zhang Jialong, un giornalista di Caijing che si era occupato del recente arresto del celebre artista Ai Weiwei e ancora prima dello scandalo del latte contaminato con la melamina nel 2008, è irrintracciabile da quando, il 28 aprile, è stato avvicinato da una persona qualificatasi come un agente di polizia.

Le famiglie dei due uomini non hanno ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sull’accaduto.

Da quando, a febbraio, si sono diffusi gli appelli online per una ‘rivoluzione dei gelsomini’ ispirata ai movimenti del Medio Oriente e dell’Africa del Nord, le autorità cinesi hanno inasprito la repressione arrestando decine e decine di attivisti, avvocati e blogger.

L’avvocato per i diritti umani Li Fangping è ricomparso a casa il 4 maggio dopo essere scomparso per cinque giorni e non ha voluto parlare di quanto gli era accaduto. Lo scrittore e attivista per i diritti umani Ding Fangguan (noto anche come Gu Chuan) e gli avvocati Jiang Tianyong e Teng Biao sono stati scarcerati ad aprile ma rimangono sottoposti a un provvedimento illegale di arresti domiciliari. Anche Ding Fanguuan non ha voluto o potuto descrivere come è stato trattato durante i 62 giorni trascorsi in detenzione in incommunicado.

Molti attivisti online restano ancora in carcere. Tra questi figurano:

Liang Haiyi, arrestata il 19 febbraio ad Harbin per aver diffuso su Internet video e informazioni sulla ‘rivoluzione dei gelsomini’. È accusata di sovversione dei poteri dello stato. Il suo è stato il primo arresto collegato agli eventi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord.

Ran Yuinfei, critico letterario, accademico, commentatore politico e blogger del Sichuan, appartenente alla minoranza etnica Tu, arrestato per incitamento alla sovversione dello stato.

Wang Lihong, attivista della generazione di piazza Tiananmen e diventata attivista online. Prima di essere arrestato per ‘aver convocato persone per ostacolare la circolazione stradale, si occupava dell’assistenza ai cittadini senza dimora che vivono nei pressi della celebre piazza di Pechino. Nel 2010, per aver festeggiato in un ristorante l’assegnazione del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, è stata posta in detenzione amministrativa per otto giorni e agli arresti domiciliari per tre mesi.

Per approfondimenti: ‘China’s ‘jasmine’ activists’