Bahrein: 14enne ucciso durante una manifestazione - Amnesty International Italia

Bahrein: 14enne ucciso durante una manifestazione

31 agosto 2011

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Mercoledì 31 agosto, ‘Ali Jawad Ahmad al-Shaikh, 14 anni, è stato ucciso durante una manifestazione pacifica nella città di Sitra, dove decine di persone stavano partecipando a una protesta antigovernativa in occasione dell ‘Eid al-Fitr, che segna la fine del mese santo del Ramadan.

Secondo un’organizzazione locale per i diritti umani, il ragazzo è morto a causa di una ferita alla testa provocata da un gas lacrimogeno lanciato dalla polizia in assetto antisommossa.

‘Questa morte tragica è avvenuta durante una protesta pacifica quando la polizia sembra aver fatto ricorso a forza eccessiva nei confronti di persone che manifestavano contro il governo’ – ha dichiarato Philip Luther, vicedirettore del programma Africa del Nord e Medio Oriente di Amnesty International.

‘Se la polizia ha il dovere di far rispettare la legge, è assolutamente inaccettabile che lancino gas lacrimogeni verso minorenni. Le autorità devono aprire immediatamente un’indagine approfondita, indipendente e imparziale sulla morte di ‘Ali Jawad Ahmad al-Shaikh e portare i responsabili davanti alla giustizia’ – ha aggiunto Luther.

Il ministro dell’Interno ha dichiarato che non erano in corso operazioni di polizia a Sitra al momento della morte del ragazzo, nella mattinata del 31 agosto. Ha aggiunto che ‘Ali Jawad Ahmad al-Shaikh era già morto quando è arrivato in ospedale, ma non ha dato alcuna spiegazione sulle cause del decesso.

Lo zio del ragazzo ha, tuttavia, dichiarato, alla Società dei giovani del Bahrein per i diritti umani che la polizia aveva reagito in modo eccessivo alle manifestazioni, tirando gas lacrimogeni direttamente sulla folla da corta distanza.

In molti villaggi sciiti sono state organizzate piccole manifestazioni quasi tutte le sere, da quando, l’1 agosto, ha avuto inizio il Ramadan. La polizia ha risposto con proiettili di gomma e gas lacrimogeni.

La morte di ‘Ali Jawad Ahmad al-Shaikh porta a 34 il numero dei morti dall’inizio delle proteste per le riforme il 14 febbraio. Di questi, 30 erano manifestanti. Le persone arrestate sono state almeno 500 e quattro sono morte in custodia. Più di 2500 persone sono state licenziate o sospese dal lavoro.

Il 6 settembre, una corte marziale esaminerà l’appello di 21 noti leader dell’opposizione che sono stati condannati a lunghe pene detentive e all’ergastolo. Sono accusate di ‘organizzazione di gruppi terroristici con l’obiettivo di rovesciare il regime reale e cambiare la costituzione’.

Il 7 settembre, dinanzi a una corte militare, riprenderà il processo a carico di 20 operatori sanitari del Bahrein, accusati di reati in relazione alle manifestazione per la riforma. Amnesty International ritiene che queste 20 persone possano essere considerate prigionieri di coscienza e ritiene che i loro processi non siano in linea con gli standard internazionali.

Elezioni legislative sono fissate per il 24 settembre per riempire i seggi vacanti dell’ al-Wefaq, la principale formazione sciita del paese, i cui deputati si sono dimessi come segno di protesta contro il modo in cui le autorità hanno reagito alle manifestazioni a Manama.

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