Bahrein: a cinque anni dalla rivolta del 2011, svanite le speranze nella giustizia e nelle riforme - Amnesty International Italia

Bahrein: a cinque anni dalla rivolta del 2011, svanite le speranze nella giustizia e nelle riforme

12 febbraio 2016

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Cinque anni dopo un’ondata di proteste che chiedevano ampie riforme sconvolsero il Bahrein, le speranze in un progetto nel campo dei diritti umani e nel riconoscimento delle responsabilità per le violazioni dei diritti umani passate e presenti sono svanite.

Lo ha dichiarato Amnesty International alla vigilia del quinto anniversario delle proteste di massa, iniziate il 14 gennaio 2011, cui le forse di sicurezza del Bahrein risposero con violenza, causando morti e feriti tra i manifestanti. Altre persone morirono in carcere dopo essere state torturate.

‘A cinque anni di distanza dalla rivolta, in Bahrein si continua a torturare, a eseguire arresti arbitrari e a reprimere massicciamente gli attivisti pacifici e chiunque – difensore dei diritti umani o esponente politico che sia – osi criticare il governo’ – ha dichiarato James Lynch, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

‘Nonostante le autorità si fossero impegnate a processare i membri delle forze di sicurezza responsabili delle violazioni dei diritti umani nel 2011, la popolazione del Bahrein attende ancora giustizia. Gli organismi istituiti per proteggere i diritti umani non solo non hanno indagato in modo indipendente né hanno chiamato i responsabili a rispondere ma sempre di più sembra siano usate per coprire le violazioni in corso’ – ha aggiunto Lynch.

Attivisti politici, difensori dei diritti umani, insegnanti e medici vennero arrestati per aver promosso le proteste del 2011, per avervi partecipato o per aver denunciato le violazioni dei diritti umani. Molti di loro sono tuttora in carcere. Sono state emesse diverse condanne all’ergastolo, in alcuni casi a seguito di ‘confessioni’ estorte con la tortura. In profondo contrasto con questa situazione, la stragrande maggioranza degli autori di violazioni dei diritti umani è rimasta impunita. I pochi agenti delle forze di sicurezza sottoposti a procedimenti giudiziari, compresi i responsabili delle uccisioni di manifestanti, sono stati prosciolti per aver agito per ‘autodifesa’ o hanno ricevuto condanne per niente adeguate alla gravità dei reati commessi.

‘L’assenza di provvedimenti nei confronti dei pubblici funzionari responsabili delle violazioni dei diritti umani del 2011 significa che la tortura e l’uso arbitrario e illegale della forza potranno andare avanti impunemente. Le autorità del Bahrein devono tenere a freno le forze di sicurezza e rendere assolutamente chiaro che le violazioni dei diritti umani non saranno più tollerate e che i responsabili saranno portati di fronte alla giustizia’ – ha concluso Lynch.

Ali Isa al-Tajer è un famoso manager e fratello di un noto avvocato per i diritti umani. È stato portato dinanzi al pubblico ministero il 30 novembre e incriminato. Ha negato tutte le accuse ed ha affermato di esser stato torturato per fargli rilasciare una confessione.