Bahrein, condannata a un anno di carcere la poetessa Ayat al-Qarmezi - Amnesty International Italia

Bahrein, condannata a un anno di carcere la poetessa Ayat al-Qarmezi

12 giugno 2011

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Il 12 giugno una corte marziale del Bahrein ha condannato a un anno di carcere Ayat al-Qarmezi, un’attivista, studentessa e poetessa di 20 anni, per aver letto una poesia durante una manifestazione per le riforme che si era svolta nel mese di febbraio.

Ayat al-Qarmezi era stata arrestata a marzo, un mese dopo la manifestazione, e accusata di aver preso parte a proteste illegali, aver incitato pubblicamente all’odio verso le istituzioni e aver attentato alla sicurezza pubblica.

Agli occhi dei familiari, con cui Amnesty International è in contatto, Ayat al-Qarmezi è apparsa in buone condizioni e determinata a ricorrere in appello contro la condanna.

Nella sua poesia, dedicata al re Hamad bin ‘Isa al Khalifa, Ayat al-Qarmezi aveva letto questi versi: ‘Noi siamo le persone che uccideranno l’umiliazione e assassineranno la miseria. Non senti le loro urla? Non senti le loro grida?’.

Ayat al-Qarmezi, ricercata dalle autorità, si è consegnata alla giustizia il 30 marzo, dopo che agenti di polizia col volto coperto avevano fatto irruzione in casa dei genitori minacciando di uccidere suo fratello. Ha trascorso i primi 15 giorni di carcere in completo isolamento e ha denunciato di essere stata torturata con l’elettricità. Da allora, ha potuto incontrare i parenti sono due volte.

Condannando una poetessa per aver declamato i suoi versi in pubblico, le autorità del Bahrein dimostrano fino a che punto siano arrivati a negare ai loro cittadini la libertà di espressione e di riunione. Ora devono assolvere Ayat al-Qarmezi da ogni accusa e rilasciarla, immediatamente e senza condizioni‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Le autorità del Bahrein affermano che almeno 24 persone, compresi due agenti di polizia, siano rimasti uccisi nelle manifestazioni iniziate a febbraio.

I processi presso corti marziali sono ancora in corso, almeno 500 manifestanti rimangono imprigionati e quattro sono morti in carcere in circostanze sospette. Circa 2000 persone hanno perso il posto di lavoro o sono stati sospesi in quella che appare una purga nei confronti di coloro che hanno preso parte alle proteste.

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