Bahrein: difensore dei diritti umani rischia tre anni per tweet 'offensivi' - Amnesty International Italia

Bahrein: difensore dei diritti umani rischia tre anni per tweet ‘offensivi’

28 ottobre 2014

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Nabeel Rajab, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein e direttore del Centro per i diritti umani del Golfo, rischia fino a tre anni di carcere se, il 4 dicembre, verrà giudicato colpevole di aver offeso via Twitter i ministri dell’Interno e della Difesa.

Amnesty International considera Rajab un prigioniero di coscienza e chiede sia rilasciato immediatamente e senza condizioni.

‘Condannare Rajab sarebbe una terribile ingiustizia e un’ulteriore prova che il rispetto del diritto alla libertà d’espressione in Bahrein è sotto attacco’ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

‘Da quando nel 2011 è iniziata la rivolta, il governo ha ripetutamente assicurato che il Bahrein ha intrapreso il cammino delle riforme. L’arresto di Rajab mostra che la promessa di maggiore libertà rimane una speranza lontana. L’esito del processo rivelerà se l’impegno delle autorità per il rispetto dei diritti umani sia sincero o meno’ – ha aggiunto Sahraoui.

Rientrato in Bahrein il 30 settembre, dopo due mesi di conferenze in Europa sulla situazione dei diritti umani nel suo paese, Rajab è stato arrestato il 2 ottobre e portato in una cella della stazione di polizia di Hoora, con l’accusa di ‘aver offeso pubblicamente istituzioni ufficiali’ dopo aver commentato online la notizia che membri delle forze di sicurezza bahreinite si erano aggregate, in Iraq, al gruppo armato Stato islamico. E’ stato rilasciato il 2 novembre.

In Bahrein offendere o mostrare mancanza di rispetto per il capo di stato, esponenti pubblici, le forze armate, le istituzioni del governo o la bandiera e i simboli della nazione è considerato reato penale. Amnesty International ha ripetutamente chiesto, sinora invano, alle autorità bahreinite di abrogare gli articoli del codice penale che criminalizzano la libertà d’espressione.

Durante la prima udienza, il 19 ottobre, Rajab ha dichiarato di aver semplicemente esercitato il suo diritto alla libertà d’espressione e, in quanto attivista per i diritti umani, di averlo fatto pacificamente. Ha respinto le accuse affermando di non aver commesso alcun reato. Dei suoi familiari, solo il fratello maggiore è stato autorizzato ad assistere all’udienza.

Oltre ad Amnesty International, l’Ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani ha chiesto il rilascio di Rajab mentre degli stati della comunità internazionale, solo Norvegia e Usa hanno preso posizione in suo favore.

‘Il silenzio della comunità internazionale sulla situazione dei diritti umani in Bahrein è assordante. I governi con stretti legami col Bahrein, in particolare quello del Regno unito, e che affermano di sollecitare un piano di riforme sui diritti umani, devono esprimersi pubblicamente e denunciare l’arresto di Rajab e di altri oppositori’ – ha concluso Sahraoui.

In precedenza, Rajab aveva scontato due anni di carcere per i reati di  ‘riunione illegale’, ‘disturbo all’ordine pubblico’ e ‘convocazione e partecipazione a manifestazioni senza preavviso’ nella capitale Manama. Era stato rilasciato nel maggio 2014.

Altri attivisti sono stati perseguitati per aver esercitato il diritto alla libertà d’espressione. Il 22 ottobre, Nader Abdulemam è stato condannato a sei mesi di carcere per ‘offesa’ a una figura religiosa, dopo aver fatto commenti su Twitter su Khaled bin al-Waleed, un compagno del profeta Maometto.

Zainab al-Khawaja, incinta all’ottavo mese, è stata arrestata il 14 ottobre per aver strappato una foto del re ed è attualmente in stato d’arresto mentre si svolge il processo per ‘offesa pubblica al re’. Ghada Jamsheer, attivista per i diritti delle donne, è sotto processo per aver denunciato via Twitter la corruzione all’interno del Policlinico universitario re Hamad.

Amnesty International chiede alle autorità del Bahrein di ritirare le accuse e rilasciare tutti questi attivisti, che si sono limitati a esprimere in modo pacifico le loro opinioni.