Bahrein - Gran premio Formula 1: si teme repressione delle proteste - Amnesty International Italia

Bahrein – Gran premio Formula 1: si teme repressione delle proteste

1 aprile 2014

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Alla vigilia del Gran premio di Formula 1, in programma dal 4 al 6 aprile, Amnesty International ha sollecitato le autorità del Bahrein a non stroncare le proteste pacifiche previste in occasione dell’evento sportivo.

Negli anni scorsi, le autorità hanno adottato dure misure repressive contro coloro che prendevano parte alle manifestazioni per le riforme, gli attivisti che si opponevano alla famiglia reale e i promotori delle campagne per il rispetto dei diritti umani.

Le autorità del Bahrein non devono commettere gli errori del passato, limitando la libertà di movimento e stroncando le proteste. Il diritto della popolazione del Bahrein a esprimere in modo pacifico la sua opposizione alle politiche governative e la sua preoccupazione per la situazione dei diritti umani è legittimo e dev’essere rispettato‘ – ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Gli attivisti dell’opposizione che hanno chiesto il boicottaggio del Gran premio sono stati già etichettati dal governo come ‘traditori’. Si teme che le autorità possano prendere a pretesto i recenti scontri e gli atti di terrorismo contro la polizia per imporre ulteriori restrizioni durante il Gran premio, come ad esempio impedire l’uscita dai villaggi e sciogliere violentemente le proteste pacifiche.

Durante le precedenti edizioni del Gran premio, ai giornalisti locali e stranieri è stato impedito di seguire le proteste e alcuni di essi sono stati espulsi per averlo fatto senza autorizzazione.
Anziché continuare a ricorrere a misure di sicurezza nei confronti delle proteste antigovernative, le autorità dovrebbero marcare il Gran premio con l’annuncio di misure concrete per affrontare la drammatica situazione dei diritti umani nel paese‘ – ha affermato Boumedouha. ‘Tre anni dopo l’inizio della rivolta, abbiamo visto solo cambiamenti di facciata e promesse di riforme non mantenute. Gli arresti arbitrari, la repressione delle manifestazioni e le torture durante la detenzione proseguono senza sosta. Usare il Gran premio per rafforzare l’immagine pubblica del Bahrein è poco più di un mero tentativo di nascondere le crescenti violazioni dei diritti umani dietro un evento sportivo internazionale‘ – ha commentato Boumedouha.

Alcuni casi

Salah ‘Abbas Habib, un manifestante di 37 anni, fu ucciso dalle forze di sicurezza il 20 aprile 2012 nel corso di una protesta relativa allo svolgimento del Gran premio di quell’anno. Ai familiari fu impedito per tre giorni di vedere il cadavere. Nel novembre 2013 un agente di polizia è stato assolto per mancanza di prove e a causa delle contraddittorie dichiarazioni dei testimoni.

Nessun’altra persona è sotto inchiesta per l’omicidio di Salah’ Abbas Habib, i cui familiari attendono dunque ancora giustizia.
Nel 2013, Nafeesa al-Asfoor e Rayhana al-Mousawi, due attiviste di 31 e 38 anni, sono state arrestate per aver tentato di entrare nel circuito automobilistico del Gran premio per protestare contro la detenzione di attivisti politici. Entrambe sono state accusate di aver progettato atti di terrorismo e di possedere esplosivi. Il processo è in corso. Nel settembre 2013, Rayhana al-Mousawi è stata condannata a cinque anni, in un altro processo, per i suoi legami con la ‘Coalizione 14 febbraio’, un movimento giovanile che nel marzo di quest’anno le autorità hanno dichiarato organizzazione terrorista.

Le due attiviste hanno denunciato di essere state sottoposte a maltrattamenti e torture durante la detenzione e di essere state costrette a firmare ‘confessioni’ che in seguito hanno ritrattato. Amnesty International ha chiesto che sia avviata un’indagine indipendente e approfondita sulle denunce di tortura e che i responsabili siano portati di fronte alla giustizia.

Il Gran premio di Formula 1 del 2014 segna anche tre anni dall’arresto di Mahdi ‘Issa Mahdi Abu Dheeb, ex presidente dell’Associazione degli insegnanti del Bahrein. Dopo l’arresto, venne tenuto in isolamento per 64 giorni e torturato anche dopo aver firmato la ‘confessione’. Amnesty International lo considera prigioniero di coscienza e continua a chiedere il suo rilascio immediato e incondizionato e l’avvio di un’indagine sulle sue denunce di tortura.

Numerosi altri attivisti per  i diritti umani, tra cui Nabeel Rajab e Abdulhadi Al-Khawaja, e centinaia di prigionieri politici stanno languendo in carcere solo per aver organizzato o invocato manifestazioni contro il governo.

La radicata cultura dell’impunità che pervade le forze di sicurezza del Bahrein fa sì che di volta in volta ai responsabili delle torture e di altre gravi violazioni dei diritti umani venga consentito di farla franca. Invece di affrontare le violazioni dei diritti umani in corso, le autorità del Bahrein continuano a cercare il consenso internazionale attraverso eventi come il Gran premio di Formula 1 mentre allo stesso tempo violano clamorosamente i diritti dei loro cittadini‘ – ha concluso Boumedouha.