Bahrein, nuovamente arrestato Nabeel Rajab - Amnesty International Italia

Bahrein, nuovamente arrestato Nabeel Rajab

3 ottobre 2014

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Appena rientrato da una serie di conferenze nei paesi europei, nel corso delle quali aveva denunciato la situazione dei diritti umani in Bahrein, Nabeel Rajab, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrein e direttore del Centro per i diritti umani del Golfo, è stato arrestato il 1° ottobre e, il giorno dopo, posto in stato di detenzione per una settimana in attesa del processo.

Rajab rischia fino a tre anni di carcere per ‘offesa al ministro dell’Interno’. La sera del 28 settembre, Rajab aveva commentato in un tweet la notizia che membri delle forze di sicurezza del Bahrein erano tra le fila dello Stato islamico, il gruppo estremista sunnita responsabile di efferati crimini in Siria e Iraq con queste parole: ‘Molti uomini del Bahrein che si sono aggregati al terrorismo e all’Isis provengono dalle istituzioni di sicurezza. Queste istituzioni sono state la prima incubatrice ideologica’.

La ragione del suo arresto risiede nell’articolo del codice penale del Bahrein che punisce ‘le offese alle autorità, alle istituzioni e alle agenzie del governo’, che Amnesty International ha chiesto ripetutamente di abrogare poiché costituisce una violazione del diritto alla libertà d’espressione.

Rajab era stato rilasciato nel maggio 2014, dopo aver scontato una condanna a due anni per ‘riunione illegale’, ‘disturbo all’ordine pubblico’ e ‘convocazione e partecipazione a manifestazioni non autorizzate’.

Altri attivisti sono nel mirino delle autorità del regno del Golfo persico.

Maryam Al-Khawaja è in attesa del processo per ‘aggressione a pubblici ufficiali’. Amnesty International ritiene che questa incriminazione sia un pretesto per punirla per le denunce sulle violazioni dei diritti umani che rende pubbliche dal 2011.
Firma l’appello per Maryam Al-Khawaja

Nader Abdulemam è in carcere per aver postato su Twitter commenti giudicati offensivi nei confronti di Khalid bin al-Waleed, un compagno del profeta Maometto e noto comandante islamico. È accusato di aver ‘offeso pubblicamente una figura religiosa di culto’.