Bahrein: oltre la retorica, le violazioni - Amnesty International Italia

Bahrein: oltre la retorica, le violazioni

19 aprile 2015

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Un nuovo rapporto sul Bahrein, diffuso da Amnesty International alla vigilia del Gran premio di Formula 1 del 19 aprile 2015 descrive le dilaganti violazioni dei diritti umani – tra cui torture, detenzioni arbitrarie e uso eccessivo della forza contro attivisti pacifici e oppositori del governo – che continuano ad avere luogo nel paese quattro anni dopo la rivolta del 2011. Il rapporto, intitolato ‘Oltre la retorica: le violazioni dei diritti umani in Bahrein proseguono senza sosta‘, mostra che le autorità hanno mancato di portare a termine le riforme necessarie a fermare la repressione, nonostante avessero assicurato più volte gli alleati occidentali di essere sinceramente impegnate nella causa dei diritti umani.

Nel fine settimana gli occhi del mondo saranno puntati sul Bahrein ma pochi realizzeranno che il tentativo delle autorità di promuovere l’immagine di un paese riformatore e progressista impegnato nel rispetto dei diritti umani maschera una verità molto più tetra‘ – ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘Quattro anni dopo la rivolta, la repressione resta diffusa e le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza proseguono. Le autorità del Bahrein devono dimostrare che le loro promesse di riforme sono più che una mera retorica‘.

In questi ultimi anni, le autorità hanno continuato a esercitare il potere attraverso una crudele repressione nei confronti del dissenso; attivisti pacifici e oppositori del governo continuano a essere arrestati e condotti nelle prigioni di tutto il paese. Nella capitale Manama, tutte le proteste in pubblico sono proibite da circa due anni.

Quelle organizzate fuori dalla capitale sono regolarmente interrotte dalla polizia con l’uso di gas lacrimogeni e fucili caricati con pallini da caccia, e terminano con feriti gravi o morti tra i manifestanti. Un ragazzo 17enne ha raccontato ad Amnesty International che nel dicembre 2014 è stato colpito sul lato destro del volto da un lacrimogeno che gli ha squarciato la carne e rotto la mascella, mentre la polizia lo inseguiva e disperdeva un corteo a cui egli stava partecipando. L’agente che lo ha arrestato gli ha messo un piede sulla testa e detto: ‘Oggi ti uccido’. Gli agenti che lo hanno trasferito in ospedale lo hanno insultato e lasciato urlare dal dolore per circa mezz’ora prima che perdesse i sensi. Il ragazzo è stato rilasciato senza alcuna imputazione solo per essere nuovamente arrestato il giorno dopo durante un retata. Altri manifestanti hanno denunciato di essere stati picchiati con brutalità, torturati e minacciati fino a confessare presunti reati con la forza. Uno ha detto di essere stato colpito con un martello su molte parti del corpo.I detenuti in attesa di processo vengono regolarmente torturati per costringerli a ‘confessare’.

Il rapporto di Amnesty International illustra decine di casi di detenuti picchiati in modo crudele, privati del sonno e di cibo sufficiente, ustionati con sigarette e ferri da stiro, sottoposti a molestie sessuali, e colpiti da scariche elettriche anche sui genitali. Uno è stato stuprato con un tubo di plastica inserito nell’ano.

I resoconti delle torture e delle violente contenute in questo rapporto dimostrano che poco è cambiato dal 2011. La brutalità resta un marchio di fabbrica delle forze di sicurezza del Bahrein’ –  ha commentato Boumedouha.’Le autorità devono prendere provvedimenti per cancellare anni d’impunità dilagante e fermare la spirale negativa di violazioni dei diritti umani‘ – ha affermato Boumedouha.

Nonostante una serie di riforme legislative e la nascita di alcune istituzioni statali sui diritti umani, sulla base delle raccomandazioni della Commissione indipendente d’inchiesta del Bahrein (Bici), un organismo creato per indagare sulla dura repressione delle proteste nel 2011, la maggior parte di queste misure ha avuto un impatto pratico minimo. In linea con le raccomandazioni della Bici sono state create nuove istituzioni, come il difensore civico presso il ministero dell’Interno e l’Unità investigativa speciale, per supervisionare ed esaminare le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia. Tuttavia, nessuna di queste è sufficientemente indipendente, imparziale o trasparente. Le riforme legislative introdotte per abolire i limiti alla libertà di espressione, associazione e assemblea vanno di pari passo col mantenimento e il rafforzamento delle leggi repressive.

Le speranze che la Bici favorisse un reale cambiamento oggi risultano svanite. Le autorità devono smettere di dire di aver imparato dagli errori passati e intraprendere azioni immediate per garantire che le riforme attuate siano utili e in linea con gli impegni sui diritti umani‘ – ha sottolineato Boumedouha.

Gli attivisti e i leader politici arrestati sono spesso accusati di reati contro la sicurezza nazionale, come ‘istigazione all’odio verso’ oppure ‘minaccia di rovesciare’ il governo. Il leader di al-Wefaq, il principale gruppo d’opposizione, è sotto processo per queste accuse. Altri sono stati imprigionati sulla base di leggi che vietano insulti od oltraggi alle più alte cariche dello stato, ai funzionari pubblici civili e militari o ad altre istituzioni governative, alla bandiera e ai simboli dello stato. Attivisti di spicco tra cui Nabeel Rajab e Zainab al-Khawaja sono tra le molte persone in attesa di processo o condannate a pene detentive solo per aver postato commenti su Twitter o, in un caso, aver letto una poesia durante una festività religiosa.

Leggi restrittive sulle associazioni politiche sono state introdotte per permettere alle autorità di sospenderne le attività, chiuderle o partecipare ai loro incontri con organizzazioni straniere o rappresentanti del governo. ‘L’idea che il Bahrein rispetti la libertà di espressione è pura fantasia.
Dove si trova la libertà in un paese in cui attivisti pacifici, dissidenti e leader dell’opposizione sono costantemente rastrellati e arbitrariamente arrestati grazie al semplice fatto che postare un commento o leggere una poesia basta per mandarti in galera? Le autorità devono rilasciare chi è detenuto per aver esercitato in modo pacifico il suo diritto alla libertà di espressione‘ – ha proseguito Said Boumedouha.

Nonostante si dica che le Organizzazioni non governative (Ong) possono operare liberamente in Bahrein, le autorità hanno ampi poteri di interferire nei loro affari. I difensori dei diritti umani sono sottoposti a intimidazioni e molestie e una bozza di legge sulle Ong minaccia di restringere ulteriormente la loro libertà. Negli ultimi anni, l’ingresso nel paese di organizzazioni per i diritti umani e giornalisti stranieri è stato ristretto in quello che è parso uno sforzo coordinato per limitare il monitoraggio sulla situazione dei diritti umani nel paese.Inoltre, le autorità hanno voluto irrigidire le norme antiterrorismo a causa della crescente violenza contro le forze di polizia e hanno esteso i loro poteri fino a revocare la nazionalità di chi è considerato un oppositore del governo. Il mancato rispetto degli impegni da parte del governo ha dato luogo a una tensione crescente in tutto il paese, con ricorrenti episodi di violenza nelle proteste e l’aumento degli attacchi contro gli agenti di polizia.

Reagire alle minacce alla sicurezza stringendo la morsa avrà l’unico effetto di alimentare le tensioni ed esacerbare le violazioni dei diritti umani‘ – ha ribadito Boumedouha.

Amnesty International ha nuovamente chiesto alla comunità internazionale – soprattutto ai governi del Regno Unito, degli Usa e degli stati membri dell’Unione europea – di spingere il Bahrein a migliorare la situazione dei diritti umani.’Il governo del Bahrein deve riconoscere che non potrà fare affidamento per sempre sul sostegno dei suoi alleati se continuerà a ignorare i suoi impegni internazionali in tema di diritti umani. Le autorità devono dare rapida attuazione alle riforme sui diritti umani e garantire che chi ha commesso finora violazioni dei diritti umani sia chiamato a risponderne’ – ha concluso Boumedouha.