Bahrein, processo d'appello contro gli operatori sanitari: ennesima giornata nera della giustizia - Amnesty International Italia

Bahrein, processo d’appello contro gli operatori sanitari: ennesima giornata nera della giustizia

15 giugno 2012

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Il 14 giugno l’Alta corte d’appello di Manama ha emesso il verdetto nei confronti di 20 operatori sanitari del Bahrein che in primo grado erano stati condannati per aver preso parte alle manifestazioni antigovernative dello scorso anno.

La Corte d’appello ha confermato la colpevolezza di nove operatori sanitari, riducendone l’entità della pena. Altri nove imputati sono stati assolti dalle accuse di ‘incitamento a rovesciare il sistema di governo con la forza’, ‘manifestazione illegale’ e ‘istigazione all’odio contro un’altra setta’.

Gli ultimi due imputati, due medici che in primo grado erano stati condannati a 15 anni, si sono visti respingere il ricorso perché non avevano preso parte a tutto il procedimento. Potranno fare ulteriore richiesta di revisione del verdetto di primo grado, che intanto rimane confermato.

È stata una giornata nera per la giustizia in Bahrein. Operatori sanitari impegnati a salvare vite umane in circostanze difficili sono stati accusati per motivi politici. Le condanne confermate in appello dimostrano una volta di più l’assenza d’indipendenza del potere giudiziario del paese e svelano la vera ragione della persecuzione degli operatori sanitari: aver denunciato alla stampa internazionale l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza del Bahrein contro manifestanti pacifici e aver esercitato i loro diritti alla libertà d’espressione e di associazione durante le proteste‘ – ha commentato Hassiba Hadj Sharaoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

La maggior parte dei 20 operatori sanitari lavorava al complesso ospedaliero Salmaniya di Manama ed era stata arrestata durante il picco della repressione delle proteste, tra febbraio e marzo del 2011.

Molti di loro hanno denunciato di aver subito torture: calci, pugni, scariche elettriche, obbligo di rimanere in piedi per lunghi periodi di tempo, privazione del sonno, divieto di andare in bagno e isolamento. Non è stata resa pubblica alcuna conclusione di eventuali indagini indipendenti su queste denunce.