Belgio condannato per crimini contro l’umanità ai danni dei métis

25 Maggio 2026

Privato

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Il 22 maggio 2026 la Corte di cassazione del Belgio ha respinto il ricorso dello stato contro la sentenza emessa il 2 dicembre 2024 dalla Corte d’appello di Bruxelles, riconoscendo in via definitiva la responsabilità dello stato belga per il rapimento e la segregazione razziale sistematica di bambini e bambine métis (nati da madri congolesi e padri europei) durante il dominio coloniale, atti che la Corte ha qualificato come crimini contro l’umanità.

African Futures Lab, Amnesty International, Pan African Lawyers Union e Reform Initiatives hanno accolto con favore la decisione della Corte di cassazione.

Il caso è stato promosso da cinque donne métis nate nel Congo belga tra il 1948 e il 1952 — Marie-Josée Loshi, Noëlle Verbeken, Léa Tavares Mujinga, Simone Ngalula e Monique Bitu Bingi — separate con la forza dalle loro madri congolesi, collocate in istituti religiosi, private delle loro famiglie, dei loro nomi, delle loro radici e della loro identità e successivamente abbandonate al momento dell’indipendenza dello stato africano nel 1960.

La sentenza rappresenta una vittoria decisiva per loro, per tutte le persone métis sopravvissute e per le loro madri, la cui lotta durata decenni ha portato alla luce la violenza razziale, di genere e coloniale al centro della politica belga nei confronti dei bambini e delle bambine métis e delle loro madri.

Si tratta di una vittoria non solo giudiziaria, ma anche storica e politica. La sentenza afferma che per la prima volta uno stato europeo viene condannato a risarcire le vittime della colonizzazione. Conferma inoltre che il Belgio non può, da un lato, riconoscere quanto accaduto ai bambini e alle bambine métis e alle loro madri africane con scuse ufficiali e risoluzioni parlamentari e, dall’altro, opporsi in tribunale alle persone sopravvissute quando tale riconoscimento comporta responsabilità giuridiche e riparazioni.

“Questa decisione rappresenta un segnale di speranza per queste cinque coraggiose donne e per tutte le persone che nel mondo continuano a chiedere riparazioni per le ingiustizie coloniali. Ricorda inoltre al Belgio e agli altri stati europei che non possono sottrarsi ai loro obblighi di diritto internazionale di fare i conti con le persistenti conseguenze del colonialismo europeo e di porvi rimedio”, ha dichiarato Rym Khadhraoui di Amnesty International.

“Il messaggio è chiaro: le ex potenze coloniali non possono limitarsi a riconoscimenti, scuse o gesti simbolici negando al tempo stesso alle persone sopravvissute riparazioni proporzionate alla portata della violenza coloniale subita”, ha dichiarato Geneviève Kaninda di African Futures Lab.

African Futures Lab, Amnesty International, Pan African Lawyers Union e Reform Initiatives chiedono pertanto allo stato belga di:

  • attuare pienamente e senza indugio la sentenza;
  • evitare qualsiasi ulteriore ritardo nella fornitura di riparazioni alle persone sopravvissute;
  • adottare un quadro complessivo di riparazioni per le persone métis e le loro madri colpite dalle politiche coloniali belghe.

Leggi l’approfondimento sugli effetti duraturi di colonialismo e schiavitù.