Bielorussia, campagna di torture di massa contro i manifestanti arrestati - Amnesty International Italia

Bielorussia, campagna di torture di massa contro i manifestanti arrestati

13 Agosto 2020

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Amnesty International e gruppi locali per i diritti umani hanno raccolto terribili testimonianze di persone arrestate durante le manifestazioni in Bielorussia e che sono state sottoposte a maltrattamenti e torture: costrette a rimanere nude, picchiate e minacciate di stupro.

Le persone che si trovavano all’esterno di un centro di detenzione nella capitale Minsk hanno dichiarato che le urla delle vittime si sentivano distintamente e queste dichiarazioni sono state confermate da video.

Le prove raccolte indicano che le autorità bielorusse hanno avviato una campagna di torture di massa per stroncare a ogni costo le proteste.

Diventa sempre più evidente che il sangue nelle strade della Bielorussia è stato solo la punta dell’iceberg“, ha dichiarato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale.

Le persone rilasciate ci hanno raccontato di centri di detenzione trasformati in centri di tortura in cui i detenuti erano costretti a stare a terra in mezzo alla sporcizia mentre gli agenti di polizia li prendevano a calci e a manganellate. In Bielorussia è in corso una catastrofe dei diritti umani che richiede una risposta urgente da parte della comunità internazionale“, ha aggiunto Struthers.

Stando alle numerose testimonianze raccolte, i manifestanti arrestati a Minsk e in altre città della Bielorussia vengono brutalmente picchiati dal momento dell’arresto fino a quello del rilascio.

Katsyaryna Novikava ha raccontato di essere stata fermata nel centro della capitale, la sera del 10 agosto, mentre si stava recando a un supermercato. Ha trascorso 34 ore in uno dei Centri per l’isolamento dei rei (noti con l’acronimo Tsip). Il cortile della struttura era pieno di uomini arrestati e costretti a stare per terra in mezzo alla sporcizia. All’interno, decine di uomini erano nudi e obbligati a stare carponi mentre venivano presi a calci e a manganellate. Lei è stata costretta a inginocchiarsi e ad ascoltare le loro urla. Poi è stata portata, insieme ad altre 20 donne, in una cella a quattro posti. Hanno dovuto dormire per terra, non hanno ricevuto acqua né cibo e non hanno potuto vedere un medico.
Katsyaryna è stata minacciata di stupro. Trascorse 22 ore dall’arresto, è stata accusata di aver preso parte a una manifestazione non autorizzata. Quando è stata rilasciata, all’alba del 12 agosto, non le hanno restituito né il passaporto né le chiavi di casa ed è stata minacciata con queste parole: “Abbiamo tutti i tuoi dati. Se ti vediamo qui di nuovo, ti ammazziamo“.

Nikita Telizhenko, un giornalista del quotidiano russo online Znak.com, è stato arrestato la sera del 10 agosto. Come ha scritto in un successivo articolo, “sui mezzi della polizia picchiavano in continuazione: chi perché aveva dei tatuaggi, chi perché aveva i capelli lunghi. Urlavano che eravamo delle checche e che in prigione ci avrebbero fatto vedere loro“. Nikita ha trascorso 16 ore nell’Ufficio affari interni del quartiere di Maskouski. Gli agenti obbligavano i detenuti a pregare, a recitare il Padre nostro e chi rifiutava veniva picchiato.

Un altro giornalista, il russo Maksim Solopov del portale lituano Meduza, è risultato scomparso per 40 ore dopo l’arresto, avvenuto la sera del 9 agosto. Solo dopo le proteste sui social e un intervento dell’ambasciata russa è stato rilasciato, visibilmente tumefatto: “Sentivamo le urla delle persone picchiate provenire dai piani di sopra e da quelli di sotto. I detenuti erano obbligati a rimanere a lungo inginocchiati o sdraiati sul pavimento con le gambe aperte. Ne ho viste tante ma questa volta è stato davvero terrorizzante“.

Secondo le prove raccolte dal gruppo locale per i diritti umani Viasna, tra cui testimonianze dirette e video girati di nascosto, in alcune stazioni di polizia i detenuti sono stati costretti a rimanere sdraiati faccia a terra sul pavimento per diverse ore o a stare in piedi contro un muro. Al minimo movimento venivano picchiati.

L’abbondanza delle denunce di tortura in tutto il paese, confermate da fotografie e video che stanno circolando ampiamente sui social media, suggeriscono che questi comportamenti siano stati approvati dai più alti livelli dello stato“, ha commentato Struthers.

Secondo il ministero dell’Interno della Bielorussia, nei primi quatto giorni di proteste sono state arrestate 6700 persone. Di centinaia di loro non si hanno informazioni tanto che almeno in alcuni casi si deve parlare di sparizioni forzate.

Il 12 agosto la polizia antisommossa ha sgomberato una protesta pacifica di circa 200 parenti di detenuti che si erano radunati di fronte al centro di detenzione di Akrestsyna per chiedere informazioni.
Nel corso delle proteste sono morti almeno due manifestanti: uno l’11 agosto a Minsk, quando la polizia ha lanciato granate stordenti e gas lacrimogeni contro la folla e l’altro in stato di detenzione a Brest il 12 agosto.
L’identità di una terza persona, messa sotto intenzionalmente da un veicolo della polizia a Minsk il 9 agosto, rimane sconosciuta.