Bielorussia: lavorare per i diritti umani non si può - Amnesty International Italia

Bielorussia: lavorare per i diritti umani non si può

21 settembre 2009

Tempo di lettura stimato: 3'

(22 settembre 2009)

Amnesty International ha scritto al presidente della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka, per esprimere la propria preoccupazione rispetto al diniego, per la terza volta, della registrazione dell’organizzazione per i diritti umani Nasha Vyasna (La nostra primavera). Il 12 agosto la Corte suprema della Bielorussia ha confermato la decisione presa dal ministro della Giustizia il 28 maggio di negare il riconoscimento all’organizzazione.

Nasha Vyasna, fondata il 15 giugno 1999, aveva presentato domanda di registrazione per la prima volta nel 2003. Il 28 ottobre di quell’anno la Corte suprema aveva respinto la richiesta, su raccomandazione del ministro della Giustizia, secondo il quale i documenti presentati dall’organizzazione non erano validi e l’organizzazione aveva violato la legge per il fatto di aver monitorato l’andamento delle elezioni presidenziali del 2001.

Da allora i fondatori dell’organizzazione hanno tentato di ottenere la registrazione tre volte, ma senza successo. Tra le motivazioni addotte per il rifiuto, vi sono:

le accuse di reati amministrativi che pendono su 20 dei 69 fondatori per aver partecipato a manifestazioni non autorizzate e  avere distribuito pubblicazioni; 
la mancanza di precisione nella definizione degli obiettivi dell’organizzazione;
la presenza di errori di ortografia e di altro tipo nella lista dei fondatori;
la mancata descrizione dei meccanismi per l’elezione del presidente e del segretario;
l’omissione del nome dell’organizzazione da un documento;
la sede troppo piccola.

Inoltre, secondo la Corte suprema, la seconda parte del nome non è in linea con lo statuto.

Amnesty International ritiene che il continuo diniego della registrazione all’organizzazione sia un tentativo da parte delle autorità di impedirne il legittimo lavoro in difesa dei diritti umani. Dopo l’ultima decisione della Corte suprema, i fondatori di Nasha Vyasna hanno dichiarato di voler continuare le loro attività nonostante possano essere accusati ai sensi dell’articolo 193.1 del codice penale bielorusso. Amnesty International segnala da tempo il rischio che questo articolo, introdotto da un decreto presidenziale del dicembre 2005, venga usato per impedire agli attivisti di esercitare pacificamente il loro diritto alla libertà di associazione. Il testo stabilisce che è illegale aderire a un’organizzazione non registrata o prendere parte alle sue attività. Secondo Amnesty International, l’articolo 193.1 viola sia la Costituzione bielorussa sia gli obblighi derivati al paese dal diritto internazionale dei diritti umani.

 Il tentativi falliti di registrazione di Nasha Vyasna sono stati criticati anche da organismi internazionali, tra i quali il Comitato Onu dei diritti umani e l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.