Bielorussia, rischio di gravi violenze della polizia nella Giornata della libertà - Amnesty International Italia

Bielorussia, rischio di gravi violenze della polizia nella Giornata della libertà

24 Marzo 2021

Natalia Fedosenko\TASS via Getty Images

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Amnesty International ha espresso forte preoccupazione per i rischi di gravi violenze da parte della polizia in occasione delle manifestazioni previste in Bielorussia il 25 marzo, la Giornata della libertà in cui si ricorda la dichiarazione d’indipendenza del 1918.

L’organizzazione per i diritti umani ha sollecitato un’azione internazionale per proteggere i diritti dei manifestanti pacifici, chiedendo in particolare ai rappresentanti delle ambasciate presenti in Bielorussia di monitorare le proteste e di usare la loro immunità diplomatica per denunciare le violenze della polizia.

Le autorità di Minsk hanno fatto chiaramente intendere che sono pronte a trasformare la Giornata della libertà nell’ennesima esibizione di violenza, come ormai accade da otto mesi.

Negli ultimi giorni il viceministro degli Interni Mikalai Karpenau ha descritto i manifestanti pronti a scendere in strada come “scagnozzi fascisti” da “affrontare nel modo che ha già funzionato”: un chiaro riferimento agli arresti arbitrari di massa, agli imprigionamenti e alle torture. Lo stesso Karpenau, in un audio diventato pubblico a gennaio, aveva invitato i suoi sottoposti a ignorare le norme internazionali quando avrebbero avuto a che fare con i manifestanti, condonando dunque la prassi di colpirli alla testa o ad altri organi vitali coi proiettili di gomma.

Il 9 marzo, nel corso di una riunione col presidente Alyaksandr Lukashenka, il direttore del Comitato per la sicurezza dello stato, Ivan Tsertsel, ha dichiarato che “alcune specifiche persone”, organizzate da “fuggiaschi” e “servizi speciali stranieri” stavano programmando per il 25 marzo azioni per “destabilizzare” la situazione. Alla fine del 2020 lo stesso Tsertsel aveva annunciato una “risposta durissima” contro le proteste della primavera successiva e aveva minacciato che le autorità erano pronte a “una guerra calda”.

Dal 9 agosto, quando sono iniziate le proteste pacifiche, le forze di polizia bielorusse hanno ucciso almeno quattro manifestanti e ne hanno arrestati almeno 30.000, molti dei quali sono stati poi sottoposti a maltrattamenti e torture. Finora, non un solo agente di polizia è stato indagato per queste violazioni dei diritti umani.