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Amnesty International ha raccomandato ai ministri degli Esteri dell’Unione europea di utilizzare la riunione di oggi con Nikolai Mladenov, direttore generale del Board of Peace e alto rappresentante per la Striscia Gaza, per assicurarsi che i membri del Board pongano al centro i diritti delle persone palestinesi.
La riunione di Bruxelles dovrebbe inoltre occuparsi delle criticità del meccanismo del Board of Peace e garantire che sia conforme agli obblighi in materia di diritti umani previsti dal diritto internazionale.
“Il Board of Peace rappresenta un pericoloso attacco al diritto internazionale e un tentativo di creare una struttura decisionale parallela che aggira e indebolisce le Nazioni Unite e le istituzioni della giustizia internazionale. L’Unione europea e i suoi stati membri devono essere assolutamente chiari: questo organismo non può sostituire le Nazioni Unite, il quadro di riferimento internazionale dei diritti umani o il sistema globale di giustizia costruiti con fatica nel corso di decenni per difendere valori universali, cooperazione ed eguaglianza tra stati. In un periodo in cui le tutele giuridiche e l’architettura delle Nazioni Unite in materia di diritti umani e diritto umanitario sono più necessarie che mai, l’Unione europea deve opporsi con fermezza a qualsiasi tentativo di indebolirle”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International.
“Emarginando le persone palestinesi e mettendo da parte l’accertamento delle responsabilità, questo meccanismo cancella la centralità delle persone colpite e dei loro diritti, normalizzando al contempo le stesse dinamiche di potere che hanno consentito a Israele di portare avanti impunemente l’occupazione illegale, il sistema di apartheid e il genocidio in corso contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza. Qualsiasi coinvolgimento dell’Unione europea che non ponga al centro i diritti delle persone palestinesi rischia di tradursi in complicità in violazioni dei diritti umani, cosa altamente probabile se questo meccanismo, profondamente carente, non sarà reso urgentemente conforme ai diritti umani e al diritto internazionale”, ha aggiunto Guevara-Rosas.
Quasi un anno fa, il 24 febbraio 2025, l’Unione europea ospitò Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri di Israele, in occasione del Consiglio di associazione Unione europea-Israele. L’alta rappresentante Kaja Kallas dichiarò in quell’occasione di essere “lieta di accogliere” il ministro degli Esteri a Bruxelles e affermò che l’Unione europea avrebbe “continuato a essere un partner onesto, aperto, affidabile e credibile per la regione”.
Pochi giorni dopo Israele riprese ad assediare la Striscia di Gaza, uccidendo 15 paramedici e operatori di soccorso, interrompendo l’elettricità a un impianto di desalinizzazione e ponendo fine unilateralmente a una fragile tregua con una serie di attacchi aerei letali che uccisero almeno 412 persone palestinesi, tra cui 174 bambini, in uno dei giorni più sanguinosi del genocidio.
Dall’annuncio del cosiddetto “cessate il fuoco” del 9 ottobre 2025, le autorità israeliane hanno continuato a commettere il crimine di genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza. Una demarcazione arbitraria e in costante mutamento, nota come Linea gialla, crea di fatto una zona interdetta alle persone palestinesi su quasi il 60 per cento della Striscia di Gaza, causando ulteriori sfollamenti forzati su larga scala e aggravando condizioni di vita già disumane, oltre a impedire l’accesso alla maggior parte delle aree agricole fertili.
La sospensione da parte di Israele della registrazione di 37 organizzazioni non governative umanitarie internazionali, che entrerà in vigore nei prossimi giorni, comporterà la chiusura di strutture sanitarie e ospedali da campo, l’interruzione della distribuzione di cibo e la cessazione di cure salvavita per i palestinesi nei Territori palestinesi occupati. L’impatto rischia di essere catastrofico. Le evacuazioni mediche dalla Striscia di Gaza sono già ostacolate, l’ingresso di forniture e attrezzature indispensabili, comprese quelle mediche, è limitato e il blocco imposto da Israele prosegue nonostante gli ordini della Corte internazionale di giustizia di revocarlo immediatamente.
Per quanto riguarda la Cisgiordania occupata, nel 2025 è stato approvato il numero record di 54 nuovi insediamenti, sono stati istituiti 86 avamposti e demolite 1269 abitazioni palestinesi nell’Area C. La violenza dei coloni sostenuti dallo stato e le politiche oppressive di Israele hanno causato lo sfollamento totale o parziale di 22 comunità palestinesi, mentre le persone palestinesi sono regolarmente sottoposte a detenzione arbitraria senza accuse o processo e a maltrattamenti e torture durante la detenzione.
Nel frattempo, la Knesset sta valutando una modifica della legge per consentire ai tribunali israeliani di ampliare il ricorso alla condanna di morte, con disposizioni concepite per essere applicate selettivamente contro la popolazione palestinese, rafforzando ulteriormente il sistema di apartheid di Israele.
“Israele non si limita a violare apertamente il diritto internazionale e a oltrepassare tutte le linee rosse dell’Unione europea, ma lo fa con totale spregiudicatezza, come dimostrano numerose dichiarazioni di responsabili politici israeliani di primo piano. Eppure, la risposta dell’Unione europea continua a essere improntata all’acquiescenza, in violazione del diritto internazionale, dei diritti umani delle persone palestinesi e delle stesse regole dell’Unione europea”, ha proseguito Guevara-Rosas.
“Dichiarazioni di principio non impediranno a Israele di violare il diritto internazionale a suo piacimento. Un consenso sempre più ampio chiede all’Unione europea di adottare misure fondate sui princìpi. Ciò significa sospendere l’Accordo di associazione Unione europea-Israele, la cui condizione è il rispetto dei diritti umani, imporre un embargo completo sulle armi, adottare sanzioni mirate contro funzionari israeliani e porre fine al commercio e agli investimenti legati agli insediamenti illegali di Israele nella Cisgiordania occupata.
Questo è il momento di difendere, sostenere e far rispettare il diritto internazionale. Abbandonarlo rappresenterebbe una minaccia esistenziale per l’Unione europea e per la sua legittimità”, ha concluso Guevara-Rosas.
Il 19 febbraio si è tenuta a Washington la prima riunione del Board of Peace. Si prevede che 50 stati vi aderiranno. Finora 35 leader hanno manifestato interesse. Tra gli stati membri dell’Unione europea, ne fanno parte Bulgaria e Ungheria. Unione europea, Cipro, Cechia, Grecia, Italia e Romania partecipano in qualità di osservatori.