Bosnia ed Erzegovina: l'incapacità di adottare una nuova legge sui numeri di identificazione è un attacco ai diritti umani fondamentali dei cittadini - Amnesty International Italia

Bosnia ed Erzegovina: l’incapacità di adottare una nuova legge sui numeri di identificazione è un attacco ai diritti umani fondamentali dei cittadini

26 giugno 2013

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Amnesty International ritiene che il ritardo nell’adozione di una nuova legislazione in Bosnia ed Erzegovina, che dovrebbe assegnare i numeri di identificazione personale per i bambini nati nel paese, costituisce un attacco illegale ai diritti umani fondamentali dei cittadini.

Ai primi di febbraio 2013, una vecchia legge sui numeri di identificazione dei cittadini della Bosnia ed Erzegovina (BiH) è decaduta, lasciando tutti i bambini nati a partire da questa data senza registrazione. Di conseguenza, i neonati non hanno potuto avere i passaporti, questo costituisce una violazione diretta da parte delle autorità bosniache dei trattati internazionali sui diritti umani applicabili nel paese.

La mancanza di un numero di identificazione personale ha effetto sui diritti umani dei cittadini, che di fatto, sono sottoposti a restrizioni illegali. In particolare, sono a rischio il diritti alla libertà di movimento (articolo 12 del Patto internazionale dei diritti civili e politici  – Iccpr), il diritto di cittadinanza (articolo 24 Iccpr), visto che le persone prive di numero di identificazione non possono ottenere passaporti o altri documenti necessari per entrare e uscire dal paese.

Queste restrizioni potrebbero impattare anche su altri diritti fondamentali come il diritto alla vita (articolo 2 della Convenzione europea dei diritti umani – Cedu), il diritto alla salute
(articolo 12 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali – Icescr), perché senza documenti di viaggio adeguati le persone non possono farsi curare all’estero.

Il 5 giugno, il Consiglio dei ministri della Bosnia ed Erzegovina ha adottato una decisione provvisoria valida per sei mesi, che permette di attribuire numeri di identificazione temporanei fino a quando una nuova legge non sarà adotta. Sebbene il testo legislativo decaduto sia rimasto in agenda di Parlamento, come richiesto dalla Corte costituzionale del paese, i legislatori non sono riusciti a individuare una nuova delimitazione delle regioni che determina il numero di identificazione a 13 cifre assegnato a ciascun cittadino della BiH.

Il vuoto giuridico derivante dalla normativa decaduta e l’incapacità dei legislatori a individuare un nuovo testo di legge per rimpiazzare il precedente ha portato a diverse proteste pacifiche  antigovernative in tutto il paese che chiedevano una soluzione a lungo termine.

Amnesty International ha espresso preoccupazione anche per le notizie che alcuni  manifestanti pacifici di Sarajevo potrebbero essere sotto inchiesta in base alle leggi ‘anti-terrorismo’, e per le misure che sarebbero state prese dal ministero degli Interni della Repubblica Srpska per indagare e sorvegliare le opinioni e la partecipazione dei cittadini alle manifestazioni attraverso i social media e le reti. Queste misure potrebbero dissuadere dall’esercizio della libertà di espressione e di riunione nel paese, come sancito dall’articolo 19 dell’ Iccpr e dall’articolo 10 della Cedu, di cui la BiH è firmataria.

La morte di una neonata di tre mesi – Berina Hamidovic – cui è stata negata l’assistenza sanitaria d’emergenza perché non aveva un numero di identificazione (JMBG), ha innescato manifestazioni  fuori dal Parlamento della Bosnia-Erzegovina, a Sarajevo, ed in altre città con migliaia di persone che protestavano per l’incapacità di approvare la nuova legislazione.
Berina era nata a Sarajevo il 17 marzo e le era stata diagnosticata fistola tracheo-esofagea a causa della quale non poteva respirare. Dopo un intervento chirurgico a Sarajevo, i suoi genitori hanno tentato di farla curare a Belgrado, nella vicina Serbia. Secondo quanto riferito, Berina non è riuscita a ottenere un intervento chirurgico tempestivo in Serbia perché le autorità non le avevano assegnato il codice di identificazione. Dopo una lunga attesa presso la frontiera della Bosnia ed Erzegovina, è arrivata in Serbia a Belgrado, dove è morta il  13 giugno dopo aver sviluppato la sepsi.

Amnesty International sollecita il governo della BiH ad adottare senza ulteriori ritardi le misure necessarie per garantire che, nel quadro della legislazione proposta sui numeri di identificazione, i diritti umani fondamentali dei suoi cittadini vengano adeguatamente protetti.  L’organizzazione per i diritti umani chiede a tutte le autorità della Bosnia-Erzegovina di prendere in considerazione gli obblighi internazionali relativi alla libertà di espressione e di riunione prima di stabilire una qualsiasi connessione tra le recenti proteste ed eventuali reati di terrorismo.