Brutalità inaudite in Guinea, occorre un'indagine internazionale - Amnesty International Italia

Brutalità inaudite in Guinea, occorre un’indagine internazionale

30 settembre 2009

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Amnesty International chiede una commissione internazionale d’inchiesta sulle violenze in Guinea

CS122: 01/10/2009

Amnesty International ha reso noti numerosi dettagli sulle brutalità commesse dalle forze di sicurezza della Guinea nel corso della repressione della manifestazione di lunedì 28 settembre nella capitale Conakry. A giudizio dell’organizzazione per i diritti umani, la repressione era stata pianificata dalle forze armate.

Secondo testimonianze oculari raccolte da Amnesty International, diverse donne sono state stuprate in pubblico dai militari e dai ‘berretti rossi’ della Guardia presidenziale.  Molti manifestanti sono stati assassinati dalle forze di sicurezza che avevano avuto l’ordine di ‘sparare per uccidere’. Un altro testimone ha dichiarato ad Amnesty International: ‘C’erano cadaveri colpiti al petto e alla testa, altri alla schiena, molti uccisi con colpi sparati da brevissima distanza‘.

I soldati strappavano i vestiti alle donne, lasciandole nude. Poi le picchiavano coi bastoni e col calcio dei Kalashnikov. Due soldati hanno bloccato una donna a terra e l’hanno violentata davanti ai manifestanti. Ho visto un soldato stuprare una donna con un manganello. Un altro ha versato della birra addosso a una donna che era stata appena violentata‘ – ha raccontato un terzo testimone.

Sulla base di quanto verificato da Amnesty International, l’attacco di lunedì 28 è stato organizzato da ufficiali delle forze armate. Diversi membri della Guardia presidenziale, e persino un ministro del governo, erano presenti a supervisionare l’azione repressiva. ‘Ogni tanto indicavano una persona e davano l’ordine di ucciderla’ – ha riferito un quarto testimone.
Un quinto testimone oculare ha descritto la seguente scena: ‘Un ragazzo, avrà avuto 18 anni, che indossava una Lacoste a maniche corte e dei blu-jeans, è caduto a terra e le persone che scappavano gli sono finite sopra. Mentre cercava di rialzarsi, un soldato ha urlato di ‘finirlo’ e un altro lo ha sgozzato‘.

Amnesty International ha sollecitato l’istituzione di una commissione internazionale d’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani verificatesi a Conakry. Altre soluzioni non sono possibili, poiché già nel 2007 le autorità della Guinea avevano dimostrato di non avere la volontà politica di aprire indagini su violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza. L’organizzazione ha inoltre chiesto l’immediata sospensione di ogni fornitura di armi ed equipaggiamento che potrebbero essere usate dal governo della Guinea per ulteriori azioni repressive.

Amnesty International si è detta inoltre preoccupata per la sorte dei manifestanti arrestati, tra cui diverse donne, che rischiano di subire maltrattamenti in carcere. L’organizzazione per i diritti umani continuerà a monitorare regolarmente la situazione nel paese.

Ulteriori informazioni

Il 28 settembre diverse migliaia di persone si sono radunate allo stadio di Conakry, raccogliendo l’appello delle ‘Forze vive’ (una coalizione di partiti politici, sindacati e organismi della società civile) a mostrare l’opposizione alla candidatura del capo della giunta militare al potere, il capitano Moussa Dadis Camara, alle elezioni presidenziali del gennaio prossimo. La sera prima la giunta aveva vietato la manifestazione.

Il capitano Moussa Dadis Camara ha preso il potere con un colpo di stato dopo la morte, nel dicembre 2008, del presidente Lansana Contè.

L’uso deliberatamente eccessivo della forza è la tipica risposta delle autorità guineane ogni volta che il loro potere viene messo in discussione. Negli ultimi 10 anni, le forze di sicurezza hanno ripetutamente aperto il fuoco contro manifestanti pacifici che chiedevano riforme sociali e politiche. Nel 2007, si contarono oltre 130 morti e più di 1500 feriti. La commissione d’inchiesta nominata subito dopo non ha mai lavorato e nessuno dei responsabili è stato incriminato.

FINE DEL COMUNICATO                                                        Roma, 1 ottobre 2009

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