Burkina Faso: donne incinte muoiono perché discriminate - Amnesty International Italia

Burkina Faso: donne incinte muoiono perché discriminate

27 gennaio 2010

Tempo di lettura stimato: 6'

Denuncia di Amnesty International: in Burkina Faso le donne incinte muoiono a causa della discriminazione

(27 gennaio 2010)

Le donne del Burkina Faso muoiono in modo del tutto evitabile durante la gravidanza e il parto a causa della discriminazione che impedisce loro di accedere ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e di prendere decisioni cruciali sulle loro gravidanze. È quanto ha denunciato oggi Amnesty International, che ha presentato a Ouagadougou (capitale del Burkina Faso) il rapporto ‘Dare la vita, rischiare la morte‘.

Il rapporto sostiene che le oltre 2000 morti di donne segnalate ogni anno dai dati governativi potrebbero essere in larga parte facilmente evitate se la donne potessero accedere in modo tempestivo alle cure mediche necessarie.
Ogni donna ha diritto alla vita e ad adeguate cure mediche e il governo dovrebbe raddoppiare gli sforzi per prevenire le morti evitabili‘ – ha dichiarato Claudio Cordone, Segretario generale ad interim di Amnesty International. ‘Le donne del Burkina Faso sono intrappolate in un circolo vizioso di discriminazione che rende la nascita un avvenimento potenzialmente letale‘. 

La vita della maggior parte delle donne burkinabé è nelle mani degli uomini. Hanno autonomia decisionale scarsa o nulla sull’accesso alle cure mediche, sul numero delle gravidanze desiderate e sull’intervallo di tempo tra l’una e l’altra. Nonostante le leggi prevedano l’uguaglianza tra uomini e donne, queste ultime continuano a essere costrette a contrarre matrimoni precoci e a subire mutilazioni genitali.

Il governo del Burkina Faso, con l’aiuto della comunità dei donatori, ha sviluppato strategie ambiziose che hanno ridotto i tassi di mortalità materna in alcune zone del paese. Tuttavia, i risultati vengono pregiudicati da carenze nell’attuazione e dalla mancanza di contrasto nei confronti della ‘malasanità’, come nel caso dei medici che chiedono illegalmente somme di denaro.

La povertà è un elemento chiave nella mortalità materna, specialmente nelle zone rurali del Burkina Faso dove l’accesso alle cure mediche è condizionato da fattori economici e geografici. Nel 2006, il governo ha avviato un programma che prevede la copertura dell’80 per cento dei costi relativi al parto e rende quest’ultimo completamente gratuito per le donne più povere. Tuttavia, questo programma non è molto conosciuto e tende ad essere aggirato da medici corrotti. Inoltre, non sono stati elaborati criteri chiari per stabilire chi abbia diritto alla copertura economica.

Il rapporto di Amnesty International denuncia che l’accesso ineguale a strutture mediche idonee, soprattutto nelle zone rurali, unitamente alla scarsa disponibilità di forniture mediche, alla carenza di formazione professionale e all’atteggiamento ostile o discriminatorio del personale sanitario impediscono a loro volta alle donne di chiedere assistenza medica.

La mortalità materna è una tragedia che si abbatte ogni anno su migliaia di famiglie, mogli, madri, sorelle e figlie. Fino a quando non potranno avere il controllo sui propri corpi, continueranno a morire a migliaia‘- ha affermato Cordone.

Le autorità del Burkina Faso, cui Amnesty International aveva già trasmesso il proprio rapporto, hanno apprezzato il lavoro ‘meticoloso e importante’ dell’organizzazione per i diritti umani, precisando però che i casi di cattiva condotta da parte del personale medico sono ‘isolati’ e ribadendo l’impegno ad affrontare il problema della mortalità materna.

Amnesty International chiede al governo del Burkina Faso di ampliare e migliorare l’accesso ai servizi di pianificazione familiare, rimuovere le barriere finanziarie all’accesso alle cure mediche, assicurare un’equa distribuzione nel paese dei servizi sanitari e del personale medico e istituire meccanismi ben pubblicizzati per contrastare la corruzione e la cattiva condotta in campo sanitario.

Amnesty International ritiene che la povertà sia una questione di diritti umani e ha lanciato, nel maggio di quest’anno, una campagna dal titolo ‘Io pretendo dignità‘, per chiedere la fine delle violazioni dei diritti umani che creano e acuiscono la povertà. La mortalità materna è un tema-chiave della campagna, che mobiliterà persone di ogni parte del mondo per pretendere che i governi e le aziende ascoltino la voce di coloro che vivono in povertà e rispettino i loro diritti.