Burkina Faso: l'esercito liberi i leader politici e cessi di reprimere le proteste - Amnesty International Italia

Burkina Faso: l’esercito liberi i leader politici e cessi di reprimere le proteste

16 settembre 2015

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Amnesty International ha sollecitato la Guardia presidenziale del Burkina Faso a porre fine all’uso della forza letale e al ricorso ai pestaggi e ad altre forme di violenza con cui, dopo il colpo di stato del 17 settembre, sta reprimendo le proteste. L’organizzazione per i diritti umani ha anche chiesto il rilascio dei membri del governo transitorio, arrestati arbitrariamente dalle forze armate.
Il Reggimento per la sicurezza presidenziale (Rsp, conosciuto anche come Guardia presidenziale) aveva già fatto uso della forza eccessiva all’epoca delle proteste pacifiche dell’ottobre 2014, quando 10 persone erano morte e centinaia erano rimaste ferite quando i militari avevano aperto il fuoco contro una folla disarmata. Negli ospedali della capitale Ouagadougou sono stati segnalati già diversi ricoveri per ferite da arma da fuoco.

Secondo un testimone oculare raggiunto da Amnesty International, vi sarebbe stato anche un morto. ‘La situazione si sta rapidamente deteriorando. Il presidente ad interim e le altre persone arrestate questa mattina devono essere immediatamente rilasciati e va garantita la loro incolumità fisica’ – ha dichiarato Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International sull’Africa occidentale.
‘Le forze di sicurezza devono rispettare il diritto della popolazione a manifestare pacificamente ed evitare che ci siano altri morti e feriti’. Tra coloro di cui Amnesty International chiede il rilascio vi sono il presidente ad interim Michel Kafando e il primo ministro Isaac Zida.

L’organizzazione per i diritti umani chiede anche la riapertura delle emittenti radiofoniche chiuse dopo il colpo di stato e deplora le minacce e i pestaggi nei confronti dei giornalisti da parte dei soldati. La Guardia presidenziale sta pattugliando la capitale e altre città del Burkina Faso dove sono scoppiate le proteste, come Bobo Dioulasso.
I militari hanno anche imposto il coprifuoco e chiuso le frontiere. Il colpo di stato ha avuto luogo due giorni dopo che la Commissione per le riforme e la riconciliazione nazionale aveva raccomandato lo scioglimento della Guardia presidenziale, dopo che i militari avevano sparato contro manifestanti pacifiche dello scorso ottobre.