Cecenia, 10 anni fa l’assassinio della difensora dei diritti umani Natalia Estemirova - Amnesty International Italia

Cecenia, 10 anni fa l’assassinio della difensora dei diritti umani Natalia Estemirova

15 luglio 2019

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Il 15 luglio 2009 Natalia Estemirova, coraggiosa difensora dei diritti umani, veniva rapita da sconosciuti nei pressi del suo appartamento di Grozny, la capitale della Cecenia. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato alcune ore dopo nella confinante Inguscezia, crivellato di colpi.

Natalia aveva iniziato a occuparsi di diritti umani dieci anni prima, all’inizio della seconda guerra di Cecenia, nell’ambito del Centro per i diritti umani “Memorial“. Aveva in Anna Politkovskaya, poi assassinata a Mosca nel 2006, un esempio, una guida e un’amica.

Senza paura e imparzialmente, Natalia aveva documentato le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze russe e da quelle locali cecene, come il lancio di missili balistici contro Grozny che nell’ottobre del 1999 uccise oltre 100 civili.

Nei suoi rapporti c’erano le denunce e le testimonianze delle torture, delle sparizioni, delle esecuzioni extragiudiziali e degli incendi delle abitazioni di “sospetti terroristi”.

Nel 2008 prese la parola contro l’obbligo di indossare il velo imposto alle donne dal governo ceceno. Fu in quell’occasione che il presidente Ramzan Kadyrov – che definiva pubblicamente i difensori dei diritti umani “nemici del popolo” e “collaboratori dei terroristi” – la minacciò personalmente.

Le minacce proseguirono fino all’ultimo, e fino all’ultimo Natalia continuò a denunciare: come il 7 luglio 2009, otto giorni prima della sua uccisione, quando diede la notizia di un’esecuzione pubblica nel villaggio di Akhkinchu-Borzoy.

Nel gennaio 2010 le autorità russe conclusero una frettolosa indagine stabilendo che l’assassino era un certo Alkhazur Bashaev (ovviamente ucciso dalle forze di sicurezza cecene). Vennero date due motivazioni diverse: la prima era che Natalia aveva scoperto che Bashaev era un reclutatore di terroristi; la seconda, che Bashaev l’aveva uccisa per gettare discredito sui russi alla vigilia di un vertice tra l’allora presidente russo Dmitry Medvedev e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Nel 2011 la Federazione internazionale dei diritti umani, il quotidiano Novaya Gazeta e “Memorial” si sono rivolti alla Corte europea dei diritti umani denunciando l’assenza di indagini serie ed efficaci e il tentativo di coprire le reali responsabilità. La Corte deve ancora pronunciarsi.

Dopo l’assassinio di Natalia, se l’è vista brutta anche il suo successore alla guida di “Memorial“, Oyub Titiev. Nel gennaio 2018 le autorità cecene lo hanno arrestato con l’accusa fabbricata di possesso di droga. Dopo 17 mesi di carcere, è stato rilasciato con la condizionale poco più di un mese fa.

Oggi 12 Ong tra cui Amnesty International, Human Rights Watch, Federazione internazionale dei diritti umani, Front Line Defenders e “Memorial” hanno chiesto alle autorità russe di condurre un’indagine davvero imparziale, indipendente e approfondita sull’uccisione di Natalia Estemirova.

Post pubblicato da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, sul blog “Le persone e la dignità“.