Chiarimento su Aleksei Navalny e la definizione di prigioniero di coscienza - Amnesty International Italia

Chiarimento su Aleksei Navalny e la definizione di prigioniero di coscienza

26 Febbraio 2021

MAXIM ZMEYEV/AFP/Getty Images

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Amnesty International definisce prigioniero di coscienza una persona privata della sua libertà solo a causa delle sue opinioni o di discriminazione per motivi di etnia, sesso, genere o altra identità che non abbia usato violenza e non ne abbia invocato l’uso.

Le affermazioni secondo le quali la decisione di non definire ulteriormente Aleksei Navalny come prigioniero di coscienza è stata presa a causa di pressioni esterne è falsa e dimostra di ignorare le nostre procedure interne, dettagliate e affermate nel tempo.

Nel gennaio 2021 Amnesty International si è opposta all’arresto e all’incarcerazione di Navalny, avvenuti a Mosca nel contesto di un massiccio e brutale giro di vite da parte delle autorità russe nei confronti di attivisti pacifici e oppositori. Decine di migliaia di persone sono state arrestate nel corso delle proteste contro il governo del presidente Vladimir Putin e Amnesty International ha chiesto ripetutamente il rispetto dei diritti dei manifestanti così come un’indagine indipendente sull’avvelenamento di Navalny.

Subito dopo il suo arresto, Amnesty International ha definito Navalny prigioniero di coscienza per enfatizzare la natura ingiusta del suo arresto e la nostra opposizione al suo immotivato processo. La nostra posizione nei confronti di queste deprecabili azioni del governo russo non sono cambiate.

Successivamente, all’interno di Amnesty International sono emersi dubbi sula definizione di Navalny come prigioniero di coscienza a causa di commenti da lui fatti in passato che possono equivalere a discorsi d’odio che costituiscono istigazione alla discriminazione, alla violenza e all’ostilità.

Amnesty International ha così deciso di riconsiderare il caso sottoponendolo a una completa revisione sulla base delle prove disponibili. Al termine di un complicato esame, ha concluso di aver commesso un errore nella sua decisione iniziale.

Nel prendere tale decisione, Amnesty International si era concentrata solo sulle circostanze dell’ingiusto arresto e della detenzione di Navalny, dedicando un’attenzione insufficiente ai suoi precedenti commenti che, per quanto Amnesty International sappia, non ha mai ritrattato.

Amnesty International è giunta alla conclusione che alcuni di questi commenti costituiscono discorso d’odio e sono in contrasto con la definizione di prigioniero di coscienza. Pertanto, ha deciso di non utilizzare ulteriormente quella definizione.

Le notizie secondo le quali la decisione di Amnesty International è stata influenzata dalla campagna diffamatoria dello stato russo contro Navalvy sono false. Mai dichiarazioni falsamente attribuite a Navalny o informazioni destinate unicamente a screditarlo sono state prese in considerazione. La propaganda delle autorità russe è facilmente riconoscibile.

La stessa Amnesty International è stata oggetto di campagne di disinformazione orchestrate dalle autorità russe e dagli organi d’informazione statali. Il nostro attivismo, le nostre campagne e le nostre ricerche critiche nei confronti del governo russo indicano chiaramente che essere proni al Cremlino non fa parte della nostra agenda.

È vero che alcuni dei commenti fatti in passato da Navalny hanno iniziato a circolare di più dopo il suo ultimo arresto, nell’ambito di una campagna promossa dal president Putin e dai suoi sostenitori per gettare discredit nei confronti di Navalny. Tutto questo non cambia il fatto, tuttavia, che quando Amnesty International ha esaminato alcune di quelle dichiarazioni, ha concluso che alcune di esse erano contrarie alla definizione di prigioniero di coscienza. Non era possibile ignorare tali prove.

Amnesty International non basa le sue decisioni sulla definizione di prigioniero di coscienza in base alle tendenze su Twitter o alle pressioni di giornalisti e sostenitori dei governi. Queste decisioni sono prese sulla base di prove e a seguito di una revisione condotta dai suoi consulenti e dai suoi esperti.

Il fatto che Amnesty International abbia deciso di non definire ulteriormente Navalny prigioniero di coscienza non cambia in alcun modo il giudizio che egli sia stato imprigionato illegalmente e sottoposto a minacce e procedimento giudiziari promossi dallo stato russo solo per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione.

La valutazione sui precedenti commenti di Navalny non modifica di una virgola la più dura condanna possibile di Amnesty International nei confronti della crescente e brutale repressione dei diritti umani, nel cui ambito s’inserisce la detenzione arbitraria dello stesso Navalny.