Ciad: porre fine all'arruolamento e all'impiego dei minori nei conflitti armati - Amnesty International Italia

Ciad: porre fine all’arruolamento e all’impiego dei minori nei conflitti armati

10 febbraio 2011

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Ragazzi anche dell’età di 13 anni vengono arruolati come soldati nell’esercito nazionale del Ciad e dai gruppi armati. È quanto denunciato il 10 febbraio da Amnesty International nel rapporto ‘Un futuro compromesso: il dramma dei minori arruolati dai militari e dai gruppi armati nel Ciad orientale’, che raccoglie le testimonianze di più di 40 ex e attuali bambini soldato del Ciad e del Darfur, i quali descrivono come siano stati costretti ad arruolarsi.

A causa della violenza in atto, nel Ciad orientale più di mezzo milione di persone vive in campi per profughi o sfollati. Questi campi sono terreno fertile per l’arruolamento di minori perché chi vi risiede ha scarso accesso all’istruzione, poche opportunità di impiego e spesso ha perso parenti e amici in combattimento.

È tragico che a migliaia di minori sia negata l’infanzia e che siano manipolati dagli adulti per combattere le loro guerre‘- ha dichiarato Erwin van der Borght, direttore del programma Africa di Amnesty International. ‘Questo scandalo non deve andare avanti. Il governo del Ciad e i gruppi armati del Ciad e del Sudan che operano nell’est del paese devono immediatamente porre fine all’arruolamento e all’impiego dei minori di 18 anni e rilasciare tutti quelli che fanno parte delle loro truppe‘.

I mezzi per arruolare i bambini sono particolarmente subdoli: loro coetanei ben vestiti vengono mandati nei campi profughi e offrono soldi e sigarette a chi è disposto a seguirli.

Amnesty International è particolarmente preoccupata per l’assenza di procedimenti nei confronti di coloro che sono sospettati di aver commesso violazioni dei diritti umani, incluso l’arruolamento di bambini soldato. Il 20 gennaio 2011, il presidente del Ciad Idriss Deby Itno ha decretato un’amnistia per i crimini commessi dai membri dell’opposizione armata, perpetuando così l’impunità per le violenze commesse contro i minori impiegati nei conflitti.

In questo contesto, caratterizzato anche da mancanza di sicurezza, povertà e assenza di volontà politica, i programmi di smobilitazione e di reintegrazione dei bambini soldato, come quello lanciato nel 2007 dal governo ciadiano con l’assistenza dell’Unicef, sono destinati all’insuccesso.