Cile di Augusto Pinochet: fatti e cifre - Amnesty International Italia

Cile di Augusto Pinochet: fatti e cifre

3 settembre 2013

Tempo di lettura stimato: 6'

Il Cile di Augusto Pinochet: fatti e cifre

 

L’11 settembre 2013 saranno trascorsi 40 anni dal sanguinoso colpo di stato diretto dal generale Augusto Pinochet. Sotto il suo governo militare (1973 -1990), le forze armate e di sicurezza cilene uccisero o fecero sparire oltre 3000 persone. Migliaia di persone furono torturate. Altre migliaia furono costrette all’esilio.

Dall’11 al 14 settembre, a L’Aquila, si tengono diverse iniziative con incontri e proiezioni. Leggi il programma

Leggi le storie di sopravvissuti e familiari:

Victor Hormazabal,esponente del Partito Socialista e responsabile del sindacato lovale dei lavoratori ospedalieri, venne arrestato e torturato.

Roger Plan, di Amnesty International, subito dopo il colpo di stato si recò in Cile per documentare gli arresti arbitrari, le torture e le sparizioni.

José Zalaquett, avvocato e attivista per i diritti umani cileno costretto ad andare in esilio.

– Gloria Elgueta, sorella di Martin arrestato dalla polizia politica di Pinochet e portato nel famigerato centro di tortura di Londra 38

Mario Irrázabal, professore d’Arte arrestato, detenuto e torturato a causa delle sue idee politiche e attività.

Il colpo di stato

L’11 settembre 1973 il generale Augusto Pinochet guida un colpo stato militare. Lo stesso giorno, il presidente Salvador Allende si toglie la vita durante il bombardamento del palazzo presidenziale.

Da allora, vengono arrestate decine di migliaia di persone, molte delle quali risultano tuttora scomparse.

Molte migliaia di cileni sono costretti all’esilio.

Nel novembre 1973, Amnesty International visita il Cile per documentare le violazioni dei diritti umani e pochi mesi dopo pubblica il suo primo rapporto sul paese.

Nell’ottobre 1988 un referendum pone fine al regime militare e l’anno successivo si svolgono le elezioni.

Nel 1991 Patricio Aylwin diventa presidente del Cile.

Dati

Nel 1991, il ‘Rapporto Retting’ dichiara che 2296 persone hanno subito violazioni dei diritti umani e sono state uccise dalle forze di sicurezza per ragioni politiche e che poco meno di 1000 sono state vittime di sparizione forzata.

Nel 2004, la Commissione Valech presenta un rapporto supplementare che documenta 28.459 casi di detenzione illegale, seguita nella maggior parte dei casi da tortura.

La revisione finale delle conclusioni della Commissione Valech porta a oltre 40.000 il numero delle vittime di violazioni dei diritti umani tra il 1973 e il 1990. Il numero ufficiale delle persone uccise o scomparse è di 3216 mentre quello delle persone che hanno subito detenzione politica e/o tortura è di 38.254.

La Legge d’amnistia

Nel marzo 1978, il decreto legge 2191 (la cosiddetta Legge d’amnistia) dispone un’amnistia complessiva per tutti i crimini commessi tra l’11 settembre 1973 e il 10 marzo 1978. Alcuni giudici hanno applicato la legge per esonerare membri delle forze armate e delle forze di sicurezza da ogni responsabilità di aver commesso torture, esecuzioni extragiudiziali e altre violazioni dei diritti umani.

Dal 1988, dopo l’arresto di Augusto Pinochet a Londra, alcune sentenze giudiziarie hanno evitato di ricorrere alla Legge d’amnistia, che tuttavia rimane in vigore e viene ancora applicata.

Secondo l’ultimo rapporto del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie, 34 casi di sparizione forzata non sono stati indagati a causa della Legge d’amnistia.

Nel 2006, la Corte interamericana dei diritti umani ha stabilito che la Legge d’amnistia è in contrasto con gli obblighi legali del Cile di indagare e processare i responsabili delle violazioni dei diritti umani.

Tra le recenti sentenze giudiziarie di rilievo in cui è stata applicata la Legge d’amnistia, figura quella relativa all’omicidio del diplomatico cileno-spagnolo Carmelo Soria nel 1996 e del dirigente sindacale Pedro Enrique Poblete Córdova nel 1998.

Secondo dati ufficiali, dal 2000 circa 800 persone sono state condannate, incriminate o rinviate a giudizio. In un terzo di questi casi, le sentenze sono passate in giudicato. Oltre 1000 procedimenti penali sono ancora in corso.

Fino al  2010, molti casi di violazioni di diritti umani commesse dalle forze di sicurezza di Pinochet sono stati sottoposti a processo presso tribunali militari.

Nonostante la riforma della giustizia militare del 2010, gli agenti di polizia e i militari coinvolti in violazioni dei diritti umani possono ancora essere indagati e processati dalle corti militari, senza garanzie d’indipendenza o d’imparzialità.

Centri di detenzione

Durante il regime di Pinochet, furono in funzione in tutto il Cile centinaia di centri di detenzione dove le persone arrestate venivano torturate. Molte delle quali non sono più state riviste.

Questo è l’elenco dei centri di detenzione più noti:

Stadio nazionale, Santiago: circa 40.000 detenuti tra settembre e novembre 1973
Villa Grimaldi, Santiago: circa 4500 detenuti tra il 1974 e il 1977
Tres Alamos, Santiago: circa 400 detenuti tra il 1974 e il 1975
Chacabuco, Cile settentrionale: circa 1800 detenuti tra il 1973 e il 1975
Pisagua, regione di Tarapaca: circa 800 detenuti tra il 1973 e il 1974
Isola di Quiriquina, baia di Concepción: circa 1000 detenuti tra il 1973 e il 1975
Isola di Dawson: circa 400 detenuti tra il 1973 e il 1974
Nave Esmeralda, Valparaiso: circa 100 detenuti
Londra 38 Santiago: circa 2000 detenuti