Cina: i campi della rieducazione attraverso il lavoro saranno sostituiti da un altro sistema repressivo? - Amnesty International Italia

Cina: i campi della rieducazione attraverso il lavoro saranno sostituiti da un altro sistema repressivo?

18 dicembre 2013

Tempo di lettura stimato: 5'

In un documento reso pubblico oggi, Amnesty International ha dichiarato che l’abolizione del sistema della rieducazione attraverso il lavoro rischia di essere una modifica di facciata, poiché le autorità cinesi stanno già mettendo in opera altre forme di persecuzione.

Secondo Amnesty International, mentre i campi della rieducazione attraverso il lavoro vengono chiusi, le autorità cinesi ricorrono sempre di più alle cosiddette ‘celle nere‘, dei centri per la riabilitazione obbligatoria dei tossicodipendenti e dei ‘centri per il lavaggio del cervello‘.

Abolire il sistema della rieducazione attraverso il lavoro è stato un passo nella giusta direzione. Tuttavia, pare trattarsi di una mera modifica di facciata per evitare la condanna dell’opinione pubblica nei confronti di un sistema in cui la tortura era la norma‘ – ha dichiarato Corinna-Barbara Francis, ricercatrice di Amnesty International sulla Cina. ‘È evidente che la politica di fondo di punire le persone per le loro attività politiche o per la loro fede religiosa, non è mutata. Gli abusi e le torture continuano, solo in modo diverso‘.

Il 15 novembre 2013 la Cina ha annunciato l’abolizione del longevo sistema della rieducazione attraverso il lavoro, che per decenni era stato usato per trattenere arbitrariamente centinaia di migliaia di persone senza accusa né processo.

Il percorso ‘rieducativo’ prevedeva spesso la tortura affinché gli attivisti rinunciassero alle loro idee politiche o religiose e alle loro opinioni personali e per farli desistere dal portare avanti le loro azioni.

Le ricerche di Amnesty International dimostrano che le autorità stanno incrementando l’uso di altri sistemi per punire le stesse categorie di persone.

Spesso, i vecchi campi per la rieducazione attraverso il lavoro vengono ristrutturati o viene loro semplicemente cambiato nome. Alcuni hanno riaperto o sono stati meramente chiamati centri per la riabilitazione dei tossicodipendenti: la maggior parte di questi offre ben poco trattamento e opera in modo praticamente identico ai campi per la rieducazione attraverso il lavoro, in cui i detenuti possono rimanere per anni, sottoposti a duro lavoro forzato e a maltrattamenti.

Le autorità hanno inoltre aumentato l’uso dei ‘centri per il lavaggio del cervello’, talvolta denominati ufficialmente ‘classi per l’educazione legale’, destinati prevalentemente ai praticanti del Falun Gong con l’obiettivo che, attraverso i maltrattamenti e la tortura, rinuncino alla loro fede.

Risulta in aumento anche l’uso delle cosiddette ‘celle nere‘, strutture detentive non ufficiali, spesso allestite casualmente in alberghi o edifici abbandonati, per imprigionare i promotori delle petizioni di protesta.

Queste carceri non hanno alcuna base legale nella legge cinese e le autorità continuano a negarne l’esistenza, lasciando i detenuti potenzialmente ancora più a rischio di subire violazioni dei diritti umani che nei campi per la rieducazione attraverso il lavoro.

Molti detenuti, dopo aver trascorso anni nei campi per la rieducazione attraverso il lavoro, ora vengono trasferiti nelle ‘celle nere’, nei ‘centri per il lavaggio del cervello’ o nei centri per la riabilitazione dei tossicodipendenti, poiché si ostinano a non rinunciare ai loro diritti e alle loro idee‘ – ha denunciato Francis.

Le autorità cinesi devono porre immediatamente fine a ogni forma di detenzione arbitraria e assicurare che le leggi a tutela dei detenuti siano in linea con gli standard internazionali sui diritti umani. Occorre un cambiamento profondo nelle politiche cinesi che sono alla base della repressione e che privano i detenuti dei loro diritti più elementari. Fino a quando queste politiche saranno in vigore, le autorità cinesi si limiteranno a trovare una forma al posto di un’altra per punire le persone che considerano una minaccia‘ – ha concluso Francis.

Scarica il documento in inglese ‘Changing the soup but not the medicine? Abolishing re-education through labour in China’

FINE DEL COMUNICATO          Roma, 17 dicembre 2013

Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail press@amnesty.it