Cinema e diritti umani - Amnesty International Italia

Cinema e diritti umani

9 dicembre 2015

Tempo di lettura stimato: 5'

A Milano, da venerdì 11 a domenica 13 dicembre, si svolgerà la prima edizione del festival internazionale del documentario ‘Visioni dal mondo‘, curato da Fabrizio Grosoli. Nel programma del festival, tre opere patrocinate da Amnesty International Italia.

Esuli‘, parte di una trilogia che ha impegnato per diversi anni Barbara Cupisti, già vincitrice del premio di Amnesty International Italia alla Mostra del cinema di Pesaro nel 2008 con ‘Vietato sognare’.  Al centro dell’opera, gli ‘esuli del terzo millennio’,  di cui fanno ampiamente parte i profughi da catastrofi naturali e da quei ‘conflitti ambientali’ derivanti da  progetti di sfruttamento e depauperamento delle risorse naturali che, in nome dello ‘sviluppo economico’, sacrificano l’ambiente e i diritti delle popolazioni locali, quasi sempre le comunità povere e le popolazioni indigene.

Ne ‘La linea sottile‘, due filmmaker, la croata Nina Mimica e l’italiana Paola Sangiovanni, incrociano i loro punti di vista e quelli dei loro testimoni,  intrecciando le storie di violenza da due guerre degli anni ’90: la Bosnia di Bakira e la Somalia  di Michele, un ex soldato italiano di una missione internazionale di pace.

Ha ottenuto il patrocinio di Amnesty International Italia  anche una terza opera a regia femminile, ‘Redemption Song ‘di Cristina Mantis che (sulle note della celebre canzone di Bob Marley) rovescia la nostra prospettiva sui migranti attraverso il  viaggio a ritroso del protagonista (e co-sceneggiatore) Aboubakar Cissoko, profugo di guerra, originario della Guinea,  che decide di tornare nella sua terra a mostrare il documentario alla sua gente perché si risvegli e combatta per mantenere l’identità culturale e sociale, fermando l’emorragia della sua ‘meglio gioventù’ verso i ‘falsi paradisi’ dell’Occidente.

Corto Dorico

All’interno del Festival Corto Dorico 2015, concorso nazionale di cortometraggi divenuto uno degli appuntamenti più attesi da protagonisti e amanti del cinema d’autore in generale, la Circoscrizione Marche e il Gruppo Ancona di Amnesty Italia hanno premiato il miglior cortometraggio in gara per il Premio Amnesty lnternational ltalia per i diritti umani e consegnato una Menzione Speciale, durante la serata dedicata alle tematiche sociali di mercoledì 9 dicembre.

Il vicepresidente di Amnesty lnternational Italia Paolo Pignocchi ha presentato il rapporto ‘Paura e recinzioni. Come l’Europa tiene lontani i rifugiati‘, pubblicato il 17 novembre 2015, con cui Amnesty International ha chiesto all’Unione Europea di non sigillare le sue frontiere terrestri, sulla scia degli efferati attacchi del 13 Novembre a Parigi.

La serata ha previsto la proiezione della selezione dei cortometraggi incentrati sulla tematica dei migranti e sulla violazione dei diritti umani:

La sedia di cartone (Kenya/ltalia, 2015, 16 min.) di Marco Zuin

Le frère que je n’ai jamais connu (Italia, 2015, 19 min.) di Silvia Ferretti e Yuki Bagnardi

Monte Gourougou (Italia, 2015, 10 min.) di Bruno Racchi

Prigionieri, 2014 fuga dall’lsis (Italia, 2014, 20 min.) di Giuseppe Ciulla e Cristina Scanu

A new family (Italia, 2015, 16 min.) di Simone Manetti

Di seguito la consegna del Premio Amnesty lnternational ltalia per i diritti umani a Giuseppe Ciulla e Cristina Scanu per ‘Prigionieri, 2014 fuga dall’Isis’, che hanno offerto una testimonianza di miliziani Isis prigionieri dei curdi nel nord della Siria e delle vittime di Daesh curde e cristiane in Siria e Iraq, con uno sguardo che mira a un realismo libero da stereotipi. Tale premio viene attribuito nella convinzione che liberare il fenomeno Isis dalla spettacolarizzazione dei media e raccontare la storia dei miliziani Daesh può contribuire alla ricostruzione di una verità utile alla comprensione del reale.

A conclusione della serata il Gruppo Amnesty Ancona ha deciso di conferire una Menzione Speciale Amnesty International per i Diritti Umani al documentario A NEW FAMILY, diretto da Simone Manetti, per aver dato voce, grazie anche alla forza e bellezza della sua fotografia, alla storia di due donne cambogiane con un tragico vissuto di prostituzione, stupro e AIDS, che rispondono al rifiuto di famiglia e società con la costituzione di un nuovo nucleo familiare.