Colloqui di pace di Berlino sulla Libia: "Mettere al primo posto la giustizia per i crimini di guerra" - Amnesty International Italia

Colloqui di pace di Berlino sulla Libia: “Mettere al primo posto la giustizia per i crimini di guerra”

17 Gennaio 2020

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Colloqui di pace di Berlino sulla Libia, Amnesty International: “Mettere al primo posto la giustizia per i crimini di guerra”

Amnesty International ha chiesto che la protezione dei civili e la giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani siano punti fermi di ogni eventuale accordo di pace sulla Libia che dovesse emergere dai colloqui di pace in programma a Berlino il 19 gennaio.

Il conflitto in corso – che ha conosciuto un’accelerazione dall’aprile 2019, quando l’autoproclamato Esercito di liberazione nazionale (Eln) del generale Khalifa Haftar ha tentato di prendere il controllo di Tripoli – sta proseguendo con una serie di scontri armati che hanno causato un alto numero di perdite civili.

Nell’ottobre 2019 Amnesty International ha diffuso quella che finora è l’unica, approfondita, ricerca svolta lungo la linea del fronte di Tripoli. L’organizzazione ha visitato 33 luoghi colpiti da attacchi aerei e terrestri, nella capitale e nei suoi immediati dintorni, rinvenendo prove di possibili crimini di guerra da parte sia del Governo di accordo nazionale (Gna) sostenuto dalle Nazioni Unite che dell’Eln.

Durante le sue ricerche Amnesty International ha identificato diversi casi in cui abitazioni e infrastrutture civili sono state distrutte o danneggiate da razzi, colpi di artiglieria e attacchi aerei lanciati da entrambe le parti in conflitto, che hanno causato decine e decine di morti e feriti.

Abbiamo visto in prima persona le conseguenze devastanti degli attacchi indiscriminati e sproporzionati, tra cui potenziali crimini di guerra, portati a termine da ambo le parti, che continuano a violare il diritto internazionale umanitario grazie all’appoggio militare e di altra natura di stati quali Emirati Arabi Uniti e Turchia“, ha dichiarato Donatella Rovera, alta consulente per le risposte alle crisi di Amnesty International.

L’organizzazione ha compiuto rigorosi accertamenti sui luoghi colpiti dagli attacchi, trovando in molti casi conferma del coinvolgimento di potenze straniere. Nonostante l’embargo totale sulle armi decretato dalle Nazioni Unite nel 2011, diversi stati – tra i quali Emirati Arabi Uniti e Turchia – hanno appoggiato rispettivamente l’Eln e il Gna attraverso forniture illegali di armi e diretto sostegno militare in attacchi contro i civili o che hanno avuto conseguenze sui civili. Sono inoltre emerse prove sempre più ampie sulla partecipazione al conflitto di mercenari russi accanto all’Eln.

Secondo le Nazioni Unite, nel 2019 il conflitto armato della Libia ha causato oltre 284 morti tra la popolazione civile e provocato lo sfollamento di più di 140.000 persone. Una dichiarazione diffusa dall’Onu il 3 gennaio 2020 ha denunciato l’aumento degli attacchi indiscriminati che hanno messo in pericolo scuole, centri sanitari e altre infrastrutture civili a Tripoli e nei suoi dintorni, come l’aeroporto internazionale di Mitiga.

Chiediamo alla comunità internazionale, inclusi tutti i partecipanti all’incontro di Berlino, di rispettare l’embargo sulle armi e di collaborare con il Consiglio Onu dei diritti umani per favorire l’urgente istituzione di una commissione d’inchiesta, o di un meccanismo simile, con lo scopo di conservare le prove dei crimini di guerra e di altre violazioni dei diritti umani e di aprire la strada verso la giustizia e la riparazione del danno per le vittime e per i loro familiari“, ha sottolineato Rovera.

Sollecitiamo le parti in conflitto a porre immediatamente fine agli attacchi indiscriminati e sproporzionati, attenersi rigorosamente alle norme del diritto internazionale umanitario, indagare sulle denunce di violazioni dei diritti umani e di cessare d’impiegare armi esplosive con effetti ad ampio raggio“, ha concluso Rovera.

Il conflitto in corso ha ulteriormente peggiorato la già drammatica situazione di migliaia di migranti e rifugiati trattenuti in Libia, molti dei quali grazie alla collaborazione tra i governi europei e le autorità libiche. Amnesty International denuncia da tempo come la politica comune dell’Unione europea e della Libia di intercettare migranti e rifugiati in mare e riportarli nel paese nordafricano abbia determinato detenzioni arbitrarie prolungate, torture e uccisioni, anche a seguito di attacchi indiscriminati o mirati.

Agli stati dell’Unione europea che parteciperanno all’incontro di Berlino Amnesty International chiede di riconsiderare completamente la loro collaborazione con la Libia e annullare ogni misura che favorisca la detenzione di migranti e rifugiati nel paese. Questi stati dovrebbero premere sulla Libia affinché cessi la prassi di trattenere arbitrariamente e per lunghi periodi di tempo i migranti e i rifugiati e accelerare gli sforzi per l’evacuazione di questi ultimi anche attraverso il reinsediamento o ulteriori percorsi che favoriscano la loro protezione.