Colombia: 'Il governo distorce la situazione dei diritti umani' - Amnesty International Italia

Colombia: ‘Il governo distorce la situazione dei diritti umani’

27 ottobre 2008

Tempo di lettura stimato: 5'

Nuovo rapporto di Amnesty International sulla Colombia: ‘Il governo distorce la situazione dei diritti umani’

CS139: 28/10/2008

Il governo della Colombia sta disegnando un’immagine positiva della situazione dei diritti umani nel paese, nonostante l’aumento di notizie relative a sfollamenti forzati, attacchi ad attivisti sociali e per i diritti umani e uccisioni da parte delle forze di sicurezza. È quanto ha denunciato oggi Amnesty International, presentando a Madrid un nuovo rapporto sulle violazioni dei diritti umani, intitolato ”Lasciateci in pace!’ Civili presi di mira nel conflitto armato interno della Colombia’.

Il rapporto, uno studio completo sulla situazione dei diritti umani in Colombia, presenta una serie di raccomandazioni che, se attuate da parte del governo e delle forze della guerriglia, potrebbero contribuire a porre termine alla tragedia dei diritti umani in atto nel paese.

Il rapporto contiene le storie di singole persone e gruppi colpiti nel modo più duro dal conflitto, tra cui esponenti delle comunità di discendenza africana, native e contadine; vittime di sequestri, donne e ragazze stuprate; bambini reclutati dai paramilitari e dalla guerriglia o mutilati dalle mine; collettività che stanno difendendo il proprio diritto a rimanere fuori dal conflitto; difensori dei diritti umani e sindacalisti che hanno pagato con la vita la loro azione in difesa dei diritti umani.

Mentre alcuni indicatori sullo stato dei diritti umani (come i sequestri e la sicurezza in alcune città) sono migliorati nel corso degli anni, altri hanno fatto registrare un peggioramento. Questi sono i principali dati di Amnesty International che emergono dal rapporto:

almeno 1400 civili uccisi nel 2007 rispetto alle 1300 vittime del 2006. Nei casi in cui è stato individuato l’autore dell’omicidio, le forze di sicurezza sono risultate responsabili di almeno 330 casi, i paramilitari di circa 300 casi e la guerriglia di circa 260 casi; 
il numero degli sfollati nel 2007 è stato di 305.000 persone, rispetto alle 220.000 del 2006;
almeno 190 persone, sempre nel 2007, sono state vittime di sparizione forzata da parte delle forze di sicurezza e dei paramilitari o sono state sequestrate dalla guerriglia. Nel 2006 erano state circa 180.

Le autorità colombiane negano in modo assoluto, rifiutando persino di ammettere l’esistenza di un conflitto armato. La gente, però, ci racconta una storia diversa‘ – ha dichiarato Marcelo Pollack, ricercatore di Amnesty International sulla Colombia. ‘È impossibile risolvere un problema senza ammettere che esista. Negare significa solo condannare altre persone a subire violazioni e a morire‘.

Il rapporto di Amnesty International smonta anche quanto ripetutamente affermato dal governo colombiano, e cioè che i gruppi paramilitari non sono più attivi, che chi viola i diritti umani è chiamato a risponderne e che il lavoro degli attivisti sociali e dei sindacalisti viene rispettato in pieno.

Da oltre 40 anni, i colombiani sono intrappolati in uno dei peggiori e più dimenticati conflitti del mondo: sono attaccati dalle forze di sicurezza, dai paramilitari e dai gruppi della guerriglia, mentre il governo non riesce a intraprendere alcuna azione significativa per proteggerli. Per ribaltare questa tragica realtà, il governo e la guerriglia devono una volta per tutte tirare fuori la popolazione civile dal conflitto‘ – ha sottolineato Pollack.

Amnesty International chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto colombiano di mostrare la volontà politica di porre fine agli abusi. L’organizzazione per i diritti umani sollecita inoltre la comunità internazionale a fare di più per assicurare che le parti in conflitto rispettino i diritti umani dei colombiani.

Il Rapporto in inglese ”Lasciateci in pace!’ Civili presi di mira nel conflitto armato interno della Colombia’ è disponibile on line.

FINE DEL COMUNICATO                                               Roma, 28 ottobre 2008
 
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