Colombia: lettera aperta di Amnesty ai candidati alla presidenza - Amnesty International Italia

Colombia: lettera aperta di Amnesty ai candidati alla presidenza

26 aprile 2006

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Colombia: lettera aperta di Amnesty International ai candidati alle elezioni presidenziali

CS43-2006: 27/04/2006

In una lettera diffusa oggi, Amnesty International ha sollecitato i candidati alle elezioni presidenziali colombiane, in programma il 28 maggio, a spiegare cosa intendono fare per affrontare la crisi dei diritti umani del paese e, in particolare, l’impatto sulle popolazioni sfollate della recente smobilitazione dei gruppi paramilitari legati all’esercito.

Dal 1985 i paramilitari, la guerriglia e le forze di sicurezza hanno costretto oltre tre milioni di persone a lasciare le proprie abitazioni. Altre decine di migliaia sono state uccise, fatte sparire, torturate o sequestrate.

Adesso, alcune iniziative del governo, tra cui il Decreto 4760 (*) e il programma di ‘reinserimento rurale’, rischiano di assicurare ai paramilitari smobilitati il controllo su milioni di ettari di terre di cui si sono appropriati.

Gli ex paramilitari, infatti, potrebbero essere autorizzati a ottenere fondi per progetti di sviluppo agricolo proprio sulle terre ottenute con la forza, spesso a seguito di violazioni dei diritti umani e col sostegno dell’esercito. Questi progetti potrebbero riunire insieme contadini, profughi e paramilitari. Questi ultimi costituirebbero circa la metà delle persone coinvolte in ogni progetto.

Diversi gruppi paramilitari hanno già annunciato la loro intenzione di promuovere progetti di sviluppo economico per i propri membri e per le comunità che vivono nelle aree che si trovano sotto il loro controllo.

‘In pratica, centinaia di migliaia di colombiani si troveranno di fronte a un tragico dilemma: continuare a rimanere senza un posto dove andare oppure tornare alle proprie terre e vivere fianco a fianco ai responsabili della loro fuga e della tortura, dello stupro e dell’assassinio dei loro cari’ – ha denunciato Marcelo Pollack, ricercatore di Amnesty International sulla Colombia.

L’organizzazione per i diritti umani chiede alla comunità internazionale di non legittimare il controllo dei paramilitari sulle terre attraverso il finanziamento di progetti di questo genere.

Nella sua lettera aperta, Amnesty International sollecita i candidati alle presidenziali a usare la loro piattaforma elettorale per esprimere pubblicamente il proprio sostegno all’introduzione di una legislazione sulla smobilitazione dei gruppi armati illegali, basata sui diritti umani e in linea con le raccomandazioni dell’Onu in materia, e che garantisca la restituzione, ai legittimi proprietari o ai loro eredi, delle terre rubate dai paramilitari.

‘Se intendono seriamente proporsi alla guida del paese, tutti i candidati dovranno sviluppare soluzioni credibili per affrontare la crisi dei diritti umani. Se non lo faranno, rischieranno di diventare parte del problema’ – ha commentato Javier Zuñiga, direttore del Programma Americhe di Amnesty International.

L’associazione chiede inoltre ai candidati alle elezioni presidenziali colombiane di impegnarsi pubblicamente a:

riconoscere l’esistenza di una crisi dei diritti umani e di un conflitto armato che affligge milioni di persone;
dare seguito alle raccomandazioni internazionali, comprese quelle sulla necessità di porre fine all’impunità;
assicurare il pieno rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte delle forze di sicurezza;
firmare un accordo umanitario con i gruppi della guerriglia per tenere la popolazione civile al riparo dal conflitto;
proteggere i difensori dei diritti umani e gli operatori sociali nello svolgimento del loro lavoro;
tutelare i civili maggiormente a rischio, tra cui le donne e i gruppi indigeni.

(*) Il Decreto 4760 è stato promulgato il 31 dicembre 2005 e contiene le misure attuative della cosiddetta ‘Legge giustizia e pace’, entrata in vigore l’anno scorso per favorire la smobilitazione dei gruppi paramilitari e della guerriglia.

FINE DEL COMUNICATO                            Roma, 27 aprile 2006

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