Colpo di stato in Thailandia: le preoccupazioni di Amnesty International - Amnesty International Italia

Colpo di stato in Thailandia: le preoccupazioni di Amnesty International

20 maggio 2014

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Il 22 maggio l’esercito thailandese, due giorni dopo aver decretato unilateralmente la legge marziale, ha assunto ufficialmente il governo del paese, sospendendo la costituzione, attribuendosi poteri d’emergenza, ponendo agli arresti esponenti politici e limitando una serie di diritti umani. Alcuni mezzi d’informazione sono già stati sottoposti a censura e vige il divieto generale di riferire ‘notizie che danneggino la sicurezza nazionale’.

È fondamentale che l’esercito mostri moderazione e rispetti integralmente gli obblighi internazionali della Thailandia in materia di diritti umani‘ – ha dichiarato Richard Bennett, direttore di Amnesty International per l’Asia.

Sulla base della legge marziale, le forze armate ora possono compiere arresti senza mandato e trattenere i sospettati per una settimana, sequestrare beni privati e perquisire persone e proprietà in assenza di una decisione giudiziaria. L’esercito è inoltre immune rispetto a richieste di risarcimento. L’esercito thailandese ha già usato poteri d’emergenza per imporre profonde limitazioni alla libertà d’espressione, in violazione degli obblighi internazionali in materia di diritti umani.

Amnesty International ha sollecitato le forze armate thailandesi a informare tutto il personale militare, compresi i comandanti, che nessuno sarà esonerato dalla responsabilità penale per le violazioni dei diritti umani che dovesse compiere nello svolgimento delle sue funzioni.

‘Si tratta di uno sviluppo estremamente preoccupante. La sicurezza nazionale non dev’essere usata come pretesto per ridurre al silenzio l’esercizio pacifico della libertà d’espressione. Chiediamo alle forze armate di lasciare ai mezzi d’informazione lo spazio necessario per portare avanti il loro legittimo lavoro‘ – ha aggiunto Bennett. ‘La situazione in Thailandia è tesa e mutevole e ogni tentativo di sopprimere il diritto di manifestazione pacifica o altri diritti umani rischia d’infiammare ulteriormente la situazione. I leader politici di entrambi gli schieramenti devono mostrare responsabilità nei confronti dei loro sostenitori‘ – ha concluso Bennett.

FINE DEL COMUNICATO                     Roma, 22 maggio 2014

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