Conflitto Israele-Libano: necessarie misure urgenti per proteggere i civili - Amnesty International Italia

Conflitto Israele-Libano: necessarie misure urgenti per proteggere i civili

17 luglio 2006

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Conflitto Israele-Libano: Amnesty International chiede al Consiglio di sicurezza misure urgenti per proteggere i civili

CS79-2006: 18/07/2006

Amnesty International ha chiesto oggi al Consiglio di sicurezza dell’Onu di riunirsi urgentemente per adottare misure in grado di proteggere i civili coinvolti nell’escalation del conflitto tra Israele e Libano. L’organizzazione, che condanna nuovamente i continui attacchi contro la popolazione civile compiuti da Israele e dagli Hezbollah, ha anche deplorato l’atteggiamento degli Stati membri del G8, che non hanno posto al di sopra della politica la questione della protezione dei civili nel conflitto.

‘Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una tremenda escalation degli attacchi contro la popolazione civile e le infrastrutture civili. Ciò nonostante, i leader del G8 sono ampiamente venuti meno ai loro obblighi morali e legali di affrontare queste flagranti violazioni del diritto umanitario, che in alcuni casi costituiscono crimini di guerra’ – ha dichiarato l’organizzazione per i diritti umani, aggiungendo che ‘al di là dello sterile esercizio dell’attribuzione delle responsabilità, ora servono proposte concrete per fermare con la massima urgenza le uccisioni di civili sia in Libano che in Israele’.

In particolare, Amnesty International ha chiesto al Consiglio di sicurezza di autorizzare e inviare una missione conoscitiva dell’Onu, col compito di indagare sugli attacchi contro la popolazione civile e obiettivi civili e su altre violazioni del diritto umanitario. La missione dell’Onu dovrebbe raccomandare misure efficaci che tutte le parti coinvolte dovrebbero adottare per risparmiare vite civili; dovrebbe, inoltre, valutare se rafforzare l’esistente Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) o dispiegare un’altra forza internazionale di peacekeeping, al fine di assicurare una protezione efficace della popolazione civile e delle infrastrutture civili.

Amnesty International ha chiesto, inoltre, al Consiglio di sicurezza di ordinare la sospensione di tutte le forniture militari a Israele e agli Hezbollah fino a quando ciascuna parte non avrà preso appropriate misure per garantire che la popolazione civile e gli obiettivi civili non saranno attaccati.

L’indagine conoscitiva dell’Onu dovrebbe essere munita di risorse adeguate; dovrebbe essere condotta da personale indipendente dotato di necessaria esperienza nella conduzione di indagini penali e medico-legali; dovrebbe comprendere esperti nel campo della medicina legale, della balistica, dei diritti umani e del diritto umanitario. Tutte le parti in conflitto dovrebbero accettare di cooperare pienamente e garantire agli esperti pieno accesso a persone, luoghi e documentazione.
In Libano, è la popolazione civile a pagare il prezzo più alto dei bombardamenti israeliani. Almeno 200 civili tra cui decine di bambini, figurerebbero tra le 216 vittime libanesi colpite dagli attacchi israeliani a partire dal 12 luglio. Nello stesso periodo, gli Hezbollah hanno ucciso 12 civili israeliani, tra cui un bambino, lanciando razzi contro il nord di Israele, oltre a 12 militari. Centinaia di altre persone, tra cui molti civili, sono rimaste ferite da entrambe le parti.

Le forze israeliane hanno compiuto distruzioni su vasta scala di infrastrutture civili in tutto il Libano, prendendo deliberatamente di mira e bombardando decine di ponti, strade e centrali elettriche, l’aeroporto internazionale di Beirut, porti, depositi di grano e altre installazioni. Decine di migliaia di civili sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, specialmente nel Libano meridionale e nei quartieri periferici di Beirut.

Gli Hezbollah hanno a loro volta mostrato profondo disprezzo per le vite civili, indirizzando centinaia di katiuscia e di razzi d’altro genere contro città e villaggi del nord di Israele, uccidendo diversi civili israeliani e ferendone molti altri, causando seri danni alle case e ad altre proprietà civili.

FINE DEL COMUNICATO                                     Roma, 18 luglio 2006

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