Consenso: ribadiamo che il sesso senza sì è stupro

12 Febbraio 2026

Foto di Anna Coccoli

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Amnesty International Italia rilancia la campagna #IoLoChiedo con una nuova veste grafica e un nuovo concept creativo, ideato da Stormi Studio, per dare forza visiva a un messaggio che mette al centro il rispetto, la libertà e l’autodeterminazione e per ribadire un messaggio semplice, diretto e non negoziabile: il sesso senza sì è stupro.

Il rilancio della campagna arriva in un momento cruciale del dibattito pubblico e parlamentare. Mentre al Senato è in discussione il disegno di legge S. 1743 – di modifica dell’art. 609 bis sul reato di violenza sessuale – nel testo riformulato la parola “consenso” è stata sostituita da espressioni come “dissenso” o “volontà contraria”. Per Amnesty International Italia questo spostamento di linguaggio non è neutro: parlare di sì significa spostare il centro dalla reazione della vittima alla responsabilità di chi agisce.

“Il modello ‘no significa no’ è problematico, poiché implica automaticamente l’esistenza del consenso in tutte le situazioni in cui non ci sia un espresso rifiuto a intraprendere un atto sessuale, opposto all’interpretazione del consenso come partecipazione attiva e/o espressione affermativa. Secondo questo modello, le donne acconsentono sempre al sesso a meno che non affermino diversamente”, ha dichiarato Tina Marinari, coordinatrice campagne di Amnesty International Italia.

Si tratta, infatti, di una scelta precisa di linguaggio e di prospettiva: parlare di “sì” significa parlare di responsabilità, di cultura e di relazioni basate su rispetto e parità. Il consenso non è solo una soglia legale da non oltrepassare ma un gesto positivo, libero e reciproco che deve essere al cuore di ogni rapporto sessuale.

La campagna parte dal valore affermativo del sì, con l’obiettivo di generare consapevolezza e farne un riferimento condiviso, promuovendo un cambiamento culturale che coinvolga in particolare gli uomini e contribuisca a superare polarizzazioni e narrazioni che mettono ancora sulle spalle delle vittime il peso di dimostrare di non aver voluto.

“Il nostro obiettivo rimane quello di puntare al modello migliore possibile e la nostra richiesta è quella di allineare le definizioni legali nazionali di stupro alle norme internazionali sui diritti umani, come la definizione del Tribunale penale internazionale, la Raccomandazione generale n. 35 del Comitato della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (Cedaw), le conclusioni e raccomandazioni del Comitato Cedaw nel caso Vertido contro le Filippine, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani. Chiediamo di modificare la definizione di stupro nella legislazione in modo che si basi sull’assenza di consenso”, ha concluso Tina Marinari.

Amnesty International Italia ha portato il tema del consenso anche nelle strade di Roma con un’azione di attacchinaggio urbano. In diversi punti della città sono comparsi manifesti che, attraverso un gioco tipografico, mostrano parole di uso quotidiano private del “sì”, svuotate o trasformate nel significato. Una rappresentazione visiva e immediata di ciò che accade quando manca il consenso. Un’azione simbolica che richiama l’urgenza di un cambiamento non solo normativo, ma culturale.

Il 15 febbraio mobilitazione in 100 piazze

Domenica 15 febbraio è prevista una mobilitazione nazionale contro la modifica del disegno di legge che coinvolgerà oltre 100 piazze in tutta Italia. Tutte le iniziative (in aggiornamento) sul sito di D.i.Re – Donne in rete contro la violenza.