Corea del Nord: catastrofica situazione dei diritti umani oscura il ‘giorno del sole’

11 Aprile 2012

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CS46:12/04/2012

Il ‘giorno del sole’ di domenica 15 aprile, denominazione ufficiale per il centenario della nascita del fondatore della Corea del Nord, Kim Il-sung, è secondo Amnesty International l’occasione per fare luce sulla catastrofica situazione dei diritti umani nel paese.

Secondo il governo nordcoreano, il 15 aprile è il giorno in cui il paese diventerà ‘una nazione forte e prospera”; in realtà, ‘una vana speranza per i suoi cittadini’, ha dichiarato Rajiv Narayan, ricercatore sulla Corea del Nord di Amnesty International.

Quasi un milione di nordcoreani sono morti a causa della carestia dagli anni Novanta e altri milioni di abitanti soffrono le conseguenze della perdurante crisi alimentare.

Oggi, centinaia di migliaia di persone sospettate di opporsi alle autorità sono detenute in condizioni brutali all’interno dei campi di prigionia, tra cui il famigerato campo per i prigionieri politici di Yodok. La libertà d’espressione in Corea del Nord non esiste.

Per diventare una ‘nazione forte e prospera’, il nuovo leader Kim Jong-un dovrebbe porre fine alla repressione che ha caratterizzato decenni di storia della Corea del Nord e dare priorità a misure efficaci per garantire cibo e cure mediche essenziali all’intera popolazione‘ – ha sottolineato Narayan.

Centinaia di migliaia di persone vivono nei campi di prigionia nelle più disumane condizioni immaginabili, fuori dalla vista del resto del mondo e private di quasi tutte le protezioni relative ai diritti umani‘ – ha proseguito Narayan.

Quello di Yodok, che ospita 50.000 detenuti tra uomini, donne e bambini, è uno dei sei campi di prigionia conosciuti della Corea del Nord, dove si stima 200.000 prigionieri politici e i loro familiari si trovino senza mai essere stati processati o a seguito di processi grossolanamente irregolari.

Secondo le testimonianze di ex detenuti ed ex guardie carcerarie, a Yodok i prigionieri vengono frequentemente sottoposti a torture, obbligati a svolgere lavori forzati e messi a morte.

A Yodok vengono mandati anche i familiari dei presunti oppositori; attraverso questo sistema di ‘colpevolezza per associazione’, le autorità azzerano il dissenso e controllano la popolazione attraverso la paura.

Nel gennaio di quest’anno, almeno 31 nordcoreani sono stati arrestati dalle autorità cinesi e da queste sottoposti a rimpatrio forzato; potrebbero essere mandate nei campi di prigionia e rischiano la tortura, i lavori forzati o la morte.

Le autorità della Corea del Nord rifiutano di riconoscere l’esistenza dei campi per i prigionieri politici.

Le attiviste e gli attivisti di Amnesty International di ogni parte del mondo hanno sottoscritto appelli e petizioni per la chiusura del campo di prigionia di Yodok. Oltre 165.000 adesioni verranno consegnate oggi attraverso l’Ambasciata della Corea del Nord in Svizzera.

La Corea del Nord deve riconoscere l’esistenza di questi campi, chiudere Yodok e porre fine alle agghiaccianti e sistematiche violazioni dei diritti umani‘ – ha concluso Narayan.

FINE DEL COMUNICATO                                                           Roma, 12 aprile 2012

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