Corea del Nord: nuove immagini rivelano l'ampiezza dei campi per i prigionieri politici - Amnesty International Italia

Corea del Nord: nuove immagini rivelano l’ampiezza dei campi per i prigionieri politici

3 maggio 2011

Tempo di lettura stimato: 7'

Amnesty International ha diffuso oggi immagini satellitari e nuove testimonianze che gettano luce sulle terribili condizioni dei campi per i prigionieri politici della Corea del Nord, in cui si stima si trovino 200.000 persone.

Le immagini rivelano la localizzazione, la dimensione e le condizioni all’interno dei campi. Per ricostruire cosa accade al loro interno, Amnesty International ha parlato con diverse persone, tra cui ex prigionieri politici del campo di Yodok e guardiani di altri campi di prigionia.

Secondo gli ex prigionieri politici di Yodok, i detenuti sono costretti a lavorare in condizioni che rasentano la schiavitù e sono frequentemente sottoposti a torture e altri trattamenti crudeli, disumani e degradanti. Tutti i prigionieri di Yodok hanno assistito a esecuzioni pubbliche.

La Corea del Nord non può più negare ciò che non può essere negato. Per decenni, le sue autorità hanno negato l’esistenza di campi di detenzione di massa per prigionieri politici‘ – ha dichiarato Sam Zarifi, direttore per l’Asia e il Pacifico di Amnesty International. ‘Si tratta di luoghi fuori dalla vista del resto del mondo, dove viene ignorato quasi del tutto l’intero sistema di protezione dei diritti umani che il diritto internazionale ha cercato di costruire negli ultimi 60 anni. In una fase in cui la Corea del Nord pare avviarsi verso la nuova leadership di Kim Jong-un e un periodo di instabilità politica, preoccupa molto il fatto che i campi sembrano crescere di ampiezza‘.

Amnesty International ritiene che i campi siano in funzione dagli anni Cinquanta, eppure si sa che solo tre persone sono riuscite a scappate dalle Zone di controllo totale e a fuggire dalla Corea del Nord. Circa 30 persone sono state rilasciate dalla Zona rivoluzionaria di Yodok. Secondo la testimonianza di un ex prigioniero, circa il 40 per cento dei detenuti nella Zona rivoluzionaria di Yodok è morto di malnutrizione tra il 1999 e il 2011.

Le immagini dal satellite mostrano quattro dei sei campi che occupano ampie aree delle terre disabitate delle province di Pyongan sud, Hamkyung sud e Hamkyung nord, in cui si producono pasta di soia, dolciumi, carbone e cemento.

Un raffronto con le immagini riprese nel 2001 mostra un significativo ampliamento della dimensione dei campi.

Nel solo campo Kwanliso 15 di Yodok, migliaia di persone sono detenute per reati associativi o per il fatto che un parente vi era già detenuto. La maggior parte dei detenuti, compresi quelli colpevoli di reati associativi, si trovano nelle Zone di controllo totale, dalle quali non verranno mai rilasciati.

Una notevole percentuale delle persone che si trovano nei campi di prigionia non sa neanche di quali reati sia stata accusata.

Amnesty International ha parlato con alcuni ex detenuti di Kwanliso 15. Uno di essi, Kim, ha detto: ‘Tutti a Kwanliso hanno assistito a esecuzioni. Chi cercava di evadere veniva ripreso, interrogato per due o tre mesi e poi ucciso‘.

Jeong Kyoungil è stato arrestato la prima volta nel 1999 ed è stato detenuto a Yodok tra il 2000 e il 2003. Amnesty International lo ha incontrato a Seoul, capitale della Corea del Sud, nell’aprile 2011:

‘In una stanza di 50 metri quadrati dormono dai 30 ai 40 prigionieri politici. Si dorme su un’asse di legno con sopra una coperta. La giornata inizia alle 4 di mattina col primo turno, chiamato ‘il turno prima del cibo’, fino alle 7. La colazione è dalle 7 alle 8 ma ogni pasto è fatto di soli 200 grammi di zuppa di cereali preparata sommariamente. Il turno di mattina va dalle 8 alle 12, il pranzo è alle 13. Poi si lavora di nuovo fino alle 20, la cena è dalle 20 alle 21. Seguono due ore di educazione ideologica. Se non s’imparano a memoria i 10 codici dell’etica non si può andare a dormire. Il programma del giorno è questo‘.

Quella scarna scodella di 200 grammi di zuppa di cereali viene servita solo se si finisce il compito assegnato giornalmente. Altrimenti, niente. Il compito consiste nel falciare le erbacce nei campi. A ogni detenuto vengono assegnati 1157 metri quadrati di terreno e solo quelli che terminano il lavoro ricevono il cibo. Chi ha fatto metà del lavoro, riceve metà pasto‘.

Vedere prigionieri che muoiono succede frequentemente, direi ogni giorno. A essere sincero, a differenza di una società normale, è un fatto che provoca piacere anziché tristezza, perché chi trasporta una salma e la seppellisce riceve un’altra scodella di cibo. Io mi occupavo delle sepolture. Quando un responsabile del campo mi chiamava, radunavo un po’ di persone e seppellivano i cadaveri. Dopo aver ricevuto cibo extra, ci sentivamo contenti invece che tristi‘.

Le autorità nordcoreane usano anche una ‘cella di tortura’ a forma di cubo, in cui è impossibile sia stare in piedi che sdraiati. I ‘detenuti distruttivi’ vi vengono tenuti dentro per almeno una settimana, anche se Amnesty International sa che in un caso un bambino vi è stato lasciato per otto mesi.

Nella maggior parte dei campi non viene fornito abbigliamento e i prigionieri soffrono i rigori di inverni assai freddi, spesso svolgendo lavori manuali estenuanti e al tempo stesso privi di senso.

Il cibo all’interno dei campi è scarso. Amnesty International ha ricevuto numerosi resoconti di persone costrette a mangiare topi o a recuperare chicchi di mais dalle interiora degli animali per pura sopravvivenza e a rischio di subire torture o essere posti in isolamento.

Centinaia di migliaia di persone passano la loro esistenza senza praticamente alcun diritto, trattati in buona sostanza come schiavi, in alcune delle peggiori condizioni mai documentate da Amnesty International negli ultimi 50 anni: condizioni disumane, che devono spingere Kim Jong-il a chiudere i campi di prigionia immediatamente‘.