Corte Europea: licenziare donne con il velo sul lavoro non è una violazione

Corte di Giustizia Europea: licenziare le donne con il velo sul lavoro non è una violazione

14 marzo 2017

Una donna indossa il niqab (velo presente nella tradizione araba) come forma di protesta di fronte all'Assemblea Nazionale Francese

Tempo di lettura stimato: 3'

A seguito della sentenza della Corte di giustizia europea secondo la quale due datori di lavoro non hanno infranto il diritto europeo in materia di non discriminazione quando hanno licenziato due donne dai rispettivi posti di lavoro in Francia e in Belgio per aver indossato il velo, John Dalhuisen, direttore per l’Europa e l’Asia centrale di Amnesty International, ha dichiarato:

“La sentenza deludente della Corte di giustizia europea offre maggiore libertà d’azione ai datori di lavoro per discriminare le donne – e gli uomini – sulla base del credo religioso. In un’epoca in cui l’identità e l’aspetto sono diventati un terreno di scontro politico, le persone hanno bisogno di maggiore protezione contro il pregiudizio, non minore”.

Indossare il velo sul posto di lavoro: i casi di Belgio e Francia

Il 12 giugno 2006, G4S Secure Solutions NV (G4S), un’azienda privata con sede in Belgio, ha licenziato Samira Achbita, che aveva lavorato come receptionist dal febbraio 2003, perché aveva informato l’azienda della sua intenzione di cominciare a indossare il velo sul posto di lavoro. I dipendenti della G4S sono stati sottoposti a una regola non scritta e, dal giorno successivo, a un divieto scritto di esporre simboli religiosi e filosofici sul posto di lavoro.

In un altro caso, il 22 giugno 2009, Micropole SA, un’impresa privata con sede in Francia, ha licenziato Asma Bougnaoui, progettista per l’azienda dal 15 Luglio 2008, perché voleva continuare a indossare il velo durante la fornitura dei servizi ai clienti. Nella lettera di licenziamento Micropole SA aveva evidenziato che gli impiegati dovevano rispettare una politica di “neutralità” di fronte ai clienti.

Una discriminazione basata sulla religione o sul credo

Insieme con la Rete Europea contro il Razzismo, abbiamo già sottoposto alla Corte le nostre osservazioni secondo le quali entrambe le misure imposte dalla G4S Secure Solutions NV e dalla Micropole SA nei confronti dei loro dipendenti costituiscono discriminazione basata sulla religione o sul credo. Il documento “Wearing the headscarf in the workplace. Observations on discrimination based on religion in the Achbita and Bougnaoui cases” dell’ottobre 2016.

La Corte ha affermato che i datori di lavoro non sono liberi di assecondare i pregiudizi dei loro clienti, ma stabilendo che le politiche aziendali possono impedire i simboli religiosi per motivi di neutralità, hanno trovato un espediente proprio per questi pregiudizi – ha concluso Dalhuisen -. É ora che i governi nazionali si facciano avanti e proteggano i diritti dei loro cittadini“.