Crimea, come le autorità russe hanno ridotto al silenzio il dissenso - Amnesty International Italia

Crimea, come le autorità russe hanno ridotto al silenzio il dissenso

15 dicembre 2016

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A partire dall’occupazione e dall’annessione illegale della Crimea alla Federazione Russa, oltre due anni e mezzo fa, ogni forma di dissenso è stata messa a tacere con tutta una serie di strumenti repressivi. La comunità dei tartari, il gruppo contrario all’annessione più visibile e coeso, è stata sottoposta a una sistematica persecuzione.

Le autorità locali hanno imposto la legislazione vigente in Russia all’intero territorio crimeano, riuscendo in questo modo a perseguitare i principali esponenti tartari, ottenendo lo scioglimento per “estremismo” del Mejlis, il principale organismo rappresentativo della comunità, e la criminalizzazione di chiunque vi fosse associato.

Anche prima della messa al bando del Mejlis, le autorità russe avevano espulso dalla Crimea i due suoi ultimi presidenti Mustafa Dzhemiliev e Refat Chubarov.

Poi è stata la volta del vicepresidente al momento dello scioglimento, Ilmi Umerov: posto sotto inchiesta per “minaccia alla sovranità territoriale della Federazione Russa” dopo che in un’intervista televisiva aveva dichiarato che la Russia avrebbe dovuto ritirarsi dalla Crimea, è stato confinato nel reparto chiuso di un istituto psichiatrico per “accertamenti”.

È invece in corso il processo nei confronti di un altro ex leader del Mejlis, Akhtem Chiygoz. Arrestato nel gennaio 2015 con l’accusa di aver organizzato disordini di massa durante gli scontri di piazza del febbraio precedente tra sostenitori filo-russi e filo-ucraini, è sotto processo dall’agosto 2016. Secondo le immagini televisive e le testimonianze oculari, in realtà fu tra coloro che si prodigarono per impedire scontri. Segue il processo dal carcere, attraverso una connessione assai precaria a Skype.

Un attivista tartaro, Ervin Ibraginov, membro di un’organizzazione per la promozione dei diritti dei tartari e dell’eredità culturale locale, risulta scomparso dal 24 maggio 2016. Poco prima di scomparire, aveva denunciato agli amici che era pedinato.

La Russia ha fatto ricorso anche alle leggi antiterrorismo per prendere di mira i tartari crimeani. Diciannove uomini, tra cui il difensore dei diritti umani Emir-Usein Kuku, sono sotto processo con l’accusa di far parte di un gruppo terroristico messo al bando, Hizb ut-Tahrir. Amnesty International ritiene che le accuse contro Emir-Usein Kuku, e forse anche verso gli altri imputati, siano infondate.

“A prescindere da quanto l’annessione russa sia popolare in Crimea, chi vi si oppone sta pagando un prezzo molto alto. Chiediamo l’abrogazione dei provvedimenti contro il Mejlis, l’annullamento dei procedimenti giudiziari contro i suoi membri e la fine delle persecuzioni nei confronti di chi si esprime in modo pacifico contro l’occupazione e l’annessione” – John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International