Croazia, dopo il rapporto sull'impunità per crimini di guerra arrestato un ufficiale dell'epoca - Amnesty International Italia

Croazia, dopo il rapporto sull’impunità per crimini di guerra arrestato un ufficiale dell’epoca

10 dicembre 2010

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Il 10 dicembre 2010, meno di 24 ore dopo la presentazione di un rapporto di Amnesty International sull’impunità per i crimini di guerra commessi dal 1991 al 1995, è stato arrestato Tomislav Mercep, all’epoca ufficiale dell’esercito croato.

In occasione della presentazione del rapporto ‘Croazia: dietro un muro di silenzio’, Amnesty International aveva sollecitato le autorità di Zagabria ad accelerare i procedimenti nei confronti di imputati sospettati di crimini dei guerra. Tra continui ritardi, minacce contro i testimoni e procedure al di sotto degli standard, infatti, il sistema giudiziario del paese non ha reso giustizia alla maggior parte delle vittime della guerra 1991-95.

Secondo i dati forniti dal governo, in media 18 processi per crimini di guerra vengono portati a termine ogni anno. Questo potrebbe significare che molti dei responsabili dei quasi 700 casi ancora da giudicare non saranno processati.

Nonostante il sostegno ricevuto dalla comunità internazionale e nonostante il governo croato si sia spesso pubblicamente impegnato ad affrontare l’impunità per i crimini di guerra, la giustizia si è rivelata lenta e molto selettiva. Nel periodo 2005-2009, i procedimenti per crimini di guerra hanno riguardato soprattutto serbo croati, il 76 per cento degli imputati.

A favorire l’impunità è anche il fatto che e leggi nazionali non definiscono questioni cruciali come le responsabilità per il comando, la violenza sessuale come crimine di guerra e i crimini contro l’umanità. Invece, nonostante l’ampia disponibilità di prove, le accuse nei confronti di alti ufficiali e di importanti figure politiche (tra cui il vicepresidente del Parlamento) non sono mai state indagate.

Alcune persone sospettate di aver preso parte a crimini di guerra continuano a godere del sostegno dello stato, mentre alle vittime viene negato l’accesso a forme di riparazione.