Cuba: porre fine alla repressione e rilasciare i prigionieri di coscienza - Amnesty International Italia

Cuba: porre fine alla repressione e rilasciare i prigionieri di coscienza

17 marzo 2010

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Cuba: Amnesty International sollecita il governo a revocare le leggi repressive e a rilasciare i prigionieri di coscienza

CS026: 17/03/2010

Amnesty International ha chiesto oggi alle autorità cubane di revocare le leggi che limitano la libertà d’espressione, riunione e associazione e di rilasciare tutti i dissidenti sottoposti a una detenzione ingiusta. L’organizzazione ha inoltre sollecitato il presidente Raúl Castro a consentire verifiche indipendenti sulla situazione dei diritti umani a Cuba, invitando gli esperti dell’Onu a visitare l’isola e favorendo il monitoraggio di altri gruppi per i diritti umani.
 
L’appello di Amnesty International giunge alla vigilia del settimo anniversario dell’arresto di 75 dissidenti, avvenuto il 18 marzo 2003. Di questo gruppo, 53 continuano a essere ancora imprigionati mentre uno di loro, Orlando Zapata Tamayo, è morto il 22 febbraio dopo aver portato avanti uno sciopero della fame per diverse settimane, come forma di protesta contro le condizioni carcerarie.
 
‘Le leggi in vigore a Cuba impongono limiti inaccettabili ai diritti alla libertà d’espressione, riunione e associazione’ – ha dichiarato Kerrie Howard, vicedirettrice del Programma Americhe di Amnesty International. ‘Cuba ha disperatamente bisogno di riforme politiche e legali che rispettino gli standard internazionali sui diritti umani’.
 
‘La prolungata detenzione di persone solo per aver esercitato pacificamente i loro diritti non è solo un fatto tragico in sé ma anche un ostacolo per altre riforme e per l’avvio del dialogo necessario per arrivare alla fine dell’embargo unilaterale statunitense contro Cuba’ – ha proseguito Howard.
 
Diversi articoli della Costituzione cubana e del codice penale sono formulati in termini così vaghi da essere attualmente interpretati in modo da violare le libertà fondamentali.
 
L’art. 91 del codice penale prevede condanne da 10 a 20 anni o anche la pena capitale per chi ‘nell’interesse di uno stato straniero, commette un atto che ha l’obiettivo di danneggiare l’indipendenza o l’integrità territoriale dello stato cubano’. Secondo l’art. 72, ‘chiunque sarà considerato pericoloso se mostra una tendenza a commettere reati attraverso una condotta che è in aperta contraddizione con le norme della moralità socialista’. L’art. 75.1 precisa che qualsiasi agente di polizia può dichiarare tale ‘pericolosità’, in modo sommario. Analoga dichiarazione può essere fatta anche nei confronti di chi si associa a ‘una persona pericolosa’.
 
La legge 88 prevede da sette a 15 anni di carcere per aver fornito agli Stati Uniti informazioni che potrebbero essere usate per rafforzare misure anti-cubane, come il blocco economico. La legislazione inoltre vieta il possesso, la distribuzione o la riproduzione di ‘materiali sovversivi’ provenienti dal governo statunitense e stabilisce fino a cinque anni di carcere per aver collaborato con emittenti radiotelevisive o pubblicazioni che si ritiene sostengano le politiche degli Usa.
 
Le organizzazioni non governative locali incontrano grandi difficoltà nel denunciare le violazioni dei diritti umani, a causa delle limitazioni ai loro diritti alla libertà d’espressione, associazione e movimento. Agli organismi internazionali indipendenti sui diritti umani, tra cui Amnesty International, non è consentito visitare l’isola.

FINE DEL COMUNICATO                                                                                Roma, 17 marzo 2010
 
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