Darfur: necessaria 'una forte presenza Onu' - Amnesty International Italia

Darfur: necessaria ‘una forte presenza Onu’

25 maggio 2006

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Darfur: Amnesty International, Human Rights Watch e International Crisis Group chiedono ‘una forte presenza Onu’

CS52-2006: 26/05/2006

In una lettera aperta al Consiglio di Sicurezza, Amnesty International, Human Rights Watch e International Crisis Group hanno chiesto l’urgente invio nel Darfur di una forte missione delle Nazioni Unite, autorizzata a usare la forza per proteggere i civili.

Il Consiglio di Sicurezza deve adempiere alla propria responsabilità di proteggere la popolazione civile del Sudan da ulteriori attacchi e premere affinché il governo di Khartoum cessi di temporeggiare e accetti la presenza di una forte missione dell’Onu‘ – ha affermato Gaerth Evans, presidente di International Crisis Group. ‘Nel frattempo, occorre sostenere e rafforzare l’azione dell’Unione Africana nel Darfur‘.

Il 28 aprile il Consiglio di Sicurezza ha approvato la Risoluzione 1674, che pone l’accento sulla responsabilità degli Stati di proteggere i popoli dal genocidio, dai crimini di guerra, dalla pulizia etnica e dai crimini contro l’umanità.

Il Darfur è la cartina di tornasole per verificare l’impegno del Consiglio di Sicurezza nell’assumersi la responsabilità di proteggere i civili. La campagna contro-insurrezionale del governo sudanese nell’area ha causato decine di migliaia di uccisioni, stupri e attacchi e ha costretto alla fuga quasi due milioni di persone.

Superare la resistenza di Khartoum all’invio di una forza Onu è il primo ostacolo da affrontare‘ – ha commentato Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch. ‘La prossima sfida è assicurare che le truppe dell’Onu siano autorizzate a fermare gli attacchi alla popolazione civile, anziché mettersi da un lato e stare a guardare‘.

Il governo sudanese continua a opporsi all’invio di una forza Onu nel Darfur, nonostante l’accordo di pace del 5 maggio stabilisca le condizioni preliminari per il suo dispiegamento. Secondo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza, Khartoum avrebbe dovuto favorire, entro il 23 maggio, l’ingresso del personale Onu incaricato della pianificazione della missione. Ieri l’inviato speciale del segretario generale dell’Onu, Lakhdar Brahimi, ha fatto sapere che il Sudan ha accettato l’ingresso di una squadra di ‘pianificatori’ dell’Onu, ma non ha fornito ulteriori dettagli sull’esito dei suoi colloqui con le autorità sudanesi.

Amnesty International, Human Rights Watch e International Crisis Group ritengono che, se il Sudan non si atterrà alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza, questo organismo dovrà prendere in considerazione l’applicazione di ulteriori sanzioni nei confronti delle autorità sudanesi che ostacolano gli sforzi dell’Onu.

La lettera aperta delle tre organizzazioni chiede ai governi donatori di fornire immediatamente fondi e supporto tecnico-logistico alla missione dell’Unione Africana nel Darfur. Il 15 maggio il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana ha approvato il passaggio, entro il 1° ottobre, della sua missione di 7000 uomini a una forza delle Nazioni Unite.

Potrebbero passare mesi prima del pieno dispiegamento della missione Onu. Per questo, adesso è fondamentale sostenere l’azione dell’Unione Africana‘ – ha dichiarato Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International. ‘I governi donatori devono mostrare di essere pronti a proteggere la popolazione del Darfur, impegnandosi pubblicamente a fornire fondi e risorse militari di cui l’Unione Africana, e le stesse Nazioni Unite, hanno urgente necessità‘.

La missione dell’Unione Africana sta affrontando condizioni di sicurezza sul terreno in forte deterioramento. Dalla fine del 2005, gli attacchi contro i civili, gli operatori delle organizzazioni non governative e il personale dell’Unione Africana sono aumentati. Secondo dati Onu risalenti ad aprile, almeno 650.000 civili in disperato bisogno non stanno ricevendo assistenza umanitaria perché gli operatori delle Ong non riescono a raggiungerli.

FINE DEL COMUNICATO                                         Roma, 26 maggio 2006

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