Delta del Niger: un disastro ambientale e umanitario dimenticato - Amnesty International Italia

Delta del Niger: un disastro ambientale e umanitario dimenticato

30 giugno 2010

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Gas flaring e Delta del Niger: un disastro ambientale e umanitario dimenticato

(30 giugno 2010)

 Giovedì 1° luglio, alle  11:30, a Roma, presso la sede nazionale degli Amici della Terra in via di Torre Argentina 18, si terrà una conferenza stampa per denunciare i gravissimi effetti sull’ambiente e sui diritti umani della pratica del gas flaring nel Delta del Niger, un disastro di enormi proporzioni che si protrae da anni nell’indifferenza dell’opinione pubblica mondiale.
 

Alla conferenza interverranno Nnimmo Bassey, fondatore di Environmental Right Action Nigeria , presidente di Friends of the Earth International e nominato dal Time Hero of the Environment 2009 per il suo ruolo attivo nel denunciare le violazioni dei diritti umani e ambientali perpetrati dalle compagnie petrolifere nel Delta del Niger; Rosa Filippini, presidente degli Amici della Terra Italia (Friends of the Earth); Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International; Elena Gerebizza, di Campagna per la Riforma della Banca Mondiale.
 
I danni ambientali provocati dall’industria petrolifera hanno un grave impatto sui diritti umani della popolazione del Delta del Niger. L’inquinamento determina violazioni di numerosi diritti tra cui quelli alla salute, a un ambiente sano, a un adeguato standard di vita (nel quale sono inclusi il diritto al cibo e all’acqua) e a guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro. Le persone colpite sono centinaia di migliaia, in particolare i più poveri e coloro che dipendono dai mezzi di sussistenza tradizionali, come la pesca e l’agricoltura. Amnesty International e altri organismi di monitoraggio sui diritti umani continuano a denunciare il degrado ambientale come fattore che causa violazioni dei diritti umani, chiamando in causa le responsabilità non solo dei governi a partire da quello nigeriano, ma anche delle aziende coinvolte inclusa l’italiana Eni‘ – ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. 

Ulteriori informazioni

Il gas flaring consiste nel bruciare a cielo aperto il gas naturale espulso dal sottosuolo come sottoprodotto del processo di estrazione del greggio. Comunemente utilizzata dalle compagnie petrolifere per ridurre al minimo i costi di estrazione, tale pratica è stata definita inaccettabile in tutto il mondo occidentale e soluzioni tecnologiche per ridurne al minimo l’applicazione sono state messe in atto (oggi, in Europa occidentale il 99 per cento del gas come sottoprodotto dell’estrazione di greggio viene utilizzato o reimmesso nel sottosuolo).
 
In Nigeria il gas flaring è illegale dal 1984 e tuttavia, le compagnie petrolifere operanti nella regione (e in particolare nel Delta del Niger) continuano a praticarlo. Il mancato sfruttamento del gas estratto provoca un danno finanziario alla Nigeria stimato in oltre 10 miliardi di dollari ogni anno, in un paese in cui il 66 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà, senza contare i danni ambientali e sociali per le comunità residenti sul territorio e spesso a ridosso dei pozzi.
 
I sottoprodotti della combustione del gas includono ossidi di azoto, ossidi di zolfo, derivati cancerogeni del benzene e diossine.

Guarda il video ‘Nigeria: una terra che perde, una terra che brucia’
 
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