Dichiarazione di Amnesty International Italia sul cittadino iraniano arrestato a Lecco a seguito di un mandato di cattura internazionale dell'Iran - Amnesty International Italia

Dichiarazione di Amnesty International Italia sul cittadino iraniano arrestato a Lecco a seguito di un mandato di cattura internazionale dell’Iran

10 agosto 2016

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Amnesty International Italia ha sollecitato le autorità italiane a non compiere alcun atto che possa mettere a rischio i diritti umani fondamentali di Mehdi Khosravi, il cittadino iraniano arrestato a Lecco il 6 agosto sulla base di un mandato di cattura internazionale emesso dalla magistratura dell’Iran per il reato di corruzione.

In attesa di approfondire ulteriormente il caso, chiediamo che l’Italia si astenga dall’attivare procedure, come ad esempio quella legata alla richiesta iraniana di estradizione, che potrebbero mettere a rischio i diritti umani fondamentali di Mehdi Khosravi. Ciò soprattutto alla luce del fatto, riportato dalla stampa, che la persona arrestata in Italia sarebbe un blogger e attivista per i diritti umani costretto a lasciare l’Iran nel 2009 e titolare dello status di rifugiato politico nel Regno Unito‘ – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

La gestione dei mandati Interpol da parte dell’Italia risulta da tempo problematica. Nel 2015, grazie all’immediato intervento di Amnesty International e alla sensibilità dei giudici della Corte d’appello di Torino, si è riusciti a evitare che un noto difensore dei diritti umani algerino venisse estradato nel paese di origine, dove avrebbe rischiato la pena di morte. Ma nel 2013 l’Italia acconsentì ad espellere Alma Shalabayeva e Alua Ablyazov, moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, oppositore politico del Kazakhistan‘ – ha ricordato Marchesi.

Stando così le cose, si rischia ogni volta di consegnare oppositori politici e attivisti per i diritti umani alla giustizia di paesi che quei diritti li violano in modo evidente. Tra questi paesi vi è certamente l’Iran, dove sono numerosi i blogger, i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani in carcere‘ – ha concluso Marchesi.