Le donne che rischiano la vita per salvare il pianeta

Le donne che rischiano la vita per salvare il pianeta

7 giugno 2019

@ Santiago Coronado/Amazon Watch

Tempo di lettura stimato: 2'

Prova a immaginare: lavori per un’organizzazione che si occupa di campagne per proteggere la foresta pluviale amazzonica.

Una notte sei a casa quando appare un uomo sconosciuto e comincia ad attaccarti tirandoti delle pietre. Guardi in strada e cerchi di individuare il tuo aggressore, ma senti solo delle grida: “La prossima volta ti uccideremo!”. Dopo l’attacco, tu e la tua famiglia siete costretti a lasciare casa perché il proprietario dell’appartamento è terrorizzato da ciò che potrebbe accadere in seguito.

Questo è quello che è successo lo scorso anno a Patricia Gualinga, una leader indigena del popolo Kichwa della comunità di Sarayaku, in Ecuador. Patricia sta difendendo il suo popolo e il suo diritto a vivere in un ambiente sano dal grave impatto dell’industria petrolifera.

Poi c’è Nema Grefa, dall’Ecuador, di origine Sápara. Nema era a capo della sua comunità, ma ha perso il suo ruolo per l’opposizione di un gruppo di persone favorevole all’insediamento dell’industria petrolifera nel territorio dei Sàpara.

Un uomo armato di lancia ha poi pubblicato un video sui social media in cui dice: “I qui presenti sono uniti nel respingerla e stanno per uccidere Nema Grefa; lei non ha territorio”.

Salomé Aranda è la leader delle donne e della famiglia in una comune della provincia di Pastaza. Ha denunciato pubblicamente i potenziali impatti ambientali dell’industria petrolifera nel territorio in cui vive, nonché i casi di abusi sessuali contro le donne native.

Diverse persone non individuate hanno aggredito lei e la sua famiglia a casa, tirando loro delle pietre. Nonostante abbia presentato un reclamo formale, le autorità non hanno compiuto progressi significativi nelle indagini e non hanno messo in atto nessuna misura di protezione per prevenire altri eventuali attacchi.

Anche Margoth Escobar ha dedicato la sua vita alla difesa dell’ambiente e ai diritti dei popoli indigeni. In passato, è stata attaccata fisicamente da agenti di polizia mentre partecipava a una protesta e a uno sciopero nazionale.

Più di recente ha perso tutte le sue cose nell’incendio doloso della sua casa. Margoth ha presentato una denuncia ma gli aggressori non sono ancora stati identificati. Non ha fiducia nell’indipendenza dei giudici in Ecuador, né nelle forze militari o di polizia.

Queste e altre donne dell’Amazzonia stanno rischiando la vita per proteggere la più grande foresta pluviale del mondo, sfidando gli enormi interessi politici ed economici di numerose industrie.

Per più di un anno, le autorità dell’Ecuador non sono riuscite a proteggerle né a identificare i loro aggressori. Queste donne non si arrenderanno, ma hanno bisogno di protezione.